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Le serie animate giapponesi per ragazzi tra produzione e consumo: il caso di Dragon ball

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18 qualità sia nuovi, come "L'incantevole Creamy", "Occhi di gatto", "Là sui monti con Annette", "Lovely Sara" e "Pollyanna", sia recuperando alcune serie vecchie ritenute proponibili secondo i nuovi standard imposti dalle recenti polemiche (è il caso di "Lupin III", "Jenny la tennista" e "Candy Candy"). In anni più recenti sono state proposte anche serie dal target più adulto, pesantemente censurate perché dirette, come sempre, ad un pubblico infantile; un calzante esempio è dato da "È quasi magia Johnny", esordito su "Italia 1" nel 1989. Uno dei principali problemi che i programmatori dei palinsesti televisivi e i responsabili di produzione si trovarono ad affrontare in quegli anni di bufera fu quello degli adattamenti. Dato che tutto ciò che giungeva dal Giappone era, secondo la pubblica opinione, brutto, violento e soprattutto portatore di valori differenti dai nostri e quindi pericolosi, gli esperti incaricati di adattare una serie televisiva (ovvero di trasformarla da giapponese in italiana), onde evitare problemi di qualsiasi sorta (denunce di associazioni di genitori, campagne diffamatorie da parte della stampa, attacchi di psicologi, ecc…) optarono per una soluzione drastica: tutto ciò che era giapponese doveva essere eliminato. Sigle, nomi di personaggi, insegne di negozi, scritte, cibi, religioni furono trasformati in termini, oggetti e situazioni italiane o, al massimo, americaneggianti. Ecco perché nella nuova ondata di anime i personaggi non hanno nomi giapponesi, ma si chiamano Tinetta o Johnny e vivono situazioni molto simili a quelle dei coetanei occidentali.

Anteprima della Tesi di Lorenzo Franco

Anteprima della tesi: Le serie animate giapponesi per ragazzi tra produzione e consumo: il caso di Dragon ball, Pagina 15

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze dell'Educazione

Autore: Lorenzo Franco Contatta »

Composta da 181 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.