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La questione dell’analogia in M. Heidegger

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10 ha dato anche avvio alla soluzione positiva del problema riconoscendo “nell’unità di questo «generale» trascendentale” “l’u n i t à d e l l’ a n a l o- g i a” 16 : il concetto di essere, nella misura in cui viene utilizzato dall’intera varietà di ogni ente possibile, possiede in generale il carattere di un concetto analogico. Questa analogia nel senso dell’essere è stata scoperta per la prima volta da Aristotele; e questa scoperta, con il suo progresso vero e proprio, si confronta con la concezione platonica del concetto di es- sere 17 . Il problema dell’essere si presenta dunque, fin dall’inizio, come problema dell’unità dell’idea di essere e delle sue variazioni regionali. L’essere, infatti, si dice in molti modi e ciò in un duplice senso: da un lato, il concetto di essere è molteplice i n s e s t e s s o, vale a dire, non è un concetto indifferente, sempli- ce, ma è articolato in una molteplicità di significati cooriginari, raccolti nell’unità di un concetto generale 18 (dimensione «verticale» dell’analogia); dall’altro, il concetto di essere risulta molteplice in quanto viene attribuito i n- t r i n s e c a m e n t e all’intera varietà di ogni ente possibile, significando ap- punto regioni dell’ente di volta in volta diverse 19 (dimensione «orizzontale» dell’analogia). Sebbene la parte iniziale del capoverso, incentrata sul confronto Platone-Aristotele, accenni soltanto a questo intreccio di problemi, essa dice già l’essenziale: benché Aristotele – “il culmine della ricerca scientifica pura” 20 – di «generalità» che precedono ogni ente generale e ne determinano l’essere. […] L’essere in ge- nerale sta fuori (liegt hinaus). Questo stare fuori dell’essere e delle determinatezze ontologiche (Seinsbestimmtheiten) di un ente oltre (über) un ente in quanto tale è un transcendere, un «oltre- passare» (übersteigen), una trascendenza. Non si tratta però di qualcosa di sovrasensibile e di metafisico in senso banale, con cui si intende di nuovo un ente”; HGA LXI, pp. 90-91: “Che cos’è che da ultimo conta per l’essente in quanto tale? L’essere o, più precisamente – in relazio- ne al modo in cui questo «essere» può essere colto – il «senso dell’essere». Va esplicitamente tenuto presente che l’essere, il senso dell’essere, è filosoficamente il momento di principio di ogni essente; non è però la sua determinazione «più generale», il genere supremo che ha sotto di sé gli enti come casi particolari. L’essere non è la sfera che abbraccia in sé ogni e ciascun essen- te, la «regione suprema»”. 16 HGA XXII, p. 391: “[…] l’©ν non è γ⎡νος. Questa dimostrazione è però soltanto negativa. Il carattere di universalità della determinazione fondamentale di tutto l’ente è divenuto problemati- co. È questo il passo in avanti compiuto da Aristotele rispetto a Platone. In che senso l’essere, le categorie dell’essere, sono principi dell’ente? […] La risposta a questa domanda e il comple- tamento della soluzione negativa sono contenuti nel primo paragrafo di Met. Γ 2”. Cfr. ivi, p. 248: “La struttura dell’universalità dell’essere è la struttura dell’analogia”. 17 HGA XX, pp. 211-212 [234-35]. 18 HGA II, § 41, p. 306 [196]: “A suo tempo vedremo che l’idea dell’essere in generale non è meno «complessa» di quanto lo sia l’essere dell’Esserci”. Cfr. HGA XX, p. 365 [406]: “[…] l’«essere» non è affatto un concetto semplice e tantomeno il più semplice”; HGA XXIV, p. 213 [318]: “[…] il concetto di essere non è affatto e per nulla semplice, e tantomeno ovvio. Il senso dell’essere è la cosa più complicata e il fondamento dell’essere è oscuro. Bisogna dipanare le complicazioni e illuminare l’oscurità”. 19 HGA XXVI, p. 180: “Il termine «essere» viene assunto con un’ampiezza tale che lo fa esten- dere a tutte le possibili regioni. Il problema della molteplicità regionale dell’essere però include in sé, proprio quando viene sollevato in maniera universale, la questione dell’unità di questa e- spressione generale «essere», del modo in cui il significato generale del termine «essere» varia nei diversi significati regionali. […] Il problema è in ogni caso rappresentato dall’unità e univer- salità dell’idea di essere in generale. Proprio questo problema è stato posto già da Aristotele, anche se non gli è riuscito di risolverlo”. 20 HGA XXII, p. 227. Cfr. ivi, p. 93: “Aristotele rappresenta il culmine scientifico della filosofia antica. Egli non ha risolto tutti i problemi, però si è spinto fino ai limiti insiti nell’impostazione
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La questione dell’analogia in M. Heidegger

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Informazioni tesi

  Autore: Daniele Pelini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Francesco Saverio Trincia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 137

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