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La questione dell’analogia in M. Heidegger

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11 non abbia chiarito la “struttura precisa” 21 del fenomeno del “significare analo- go” 22 , “a tutt’oggi oscura” 23 , con questa scoperta il problema dell’essere fu posto “su una base fondamentalmente nuova”, talmente nuova da doversi considerare una “rivoluzione totale dell’idea di ontologia” 24 . In effetti, è sufficiente uno sguardo al prosieguo del brano per rendersi conto che il problema dell’unità dell’analogia costituisce l’autentico filo conduttore di questa ricognizione storica che apre Essere e tempo. Il chiarimento di questa parte del capoverso – che con- tiene un esame dello sviluppo di quest’intera questione, quindi dell’interrogazione fondamentale dell’ontologia, da Aristotele e i Greci fino al presente – passerà attraverso la discussione delle seguenti due tesi che ne rias- sumono il contenuto: a) Il problema ampiamente discusso ma non sufficientemente chiarificato dall’ontologia medioevale (tomismo e scotismo in particolare), è il problema ari- stotelico delle “connessioni categoriali” 25 . b) Hegel “pone in disparte il problema aristotelico dell’unità dell’essere rispet- to al molteplice delle «categorie» cosali”. Tale discussione non può che partire dall’esame di quanto Heidegger stesso af- ferma nel secondo (e ultimo) luogo di Essere e tempo in cui si parla dell’analogia dell’essere 26 : La Scolastica interpreta il senso positivo del significato di «essere» come significato «a- nalogo», contrapponendolo tanto all’univocità quanto all’equivocità. Sulla scorta di A r i- s t o t e l e – nel quale, come del resto nell’impostazione dell’ontologia antica in generale, il problema trovò la sua prima delineazione – furono stabilite diverse forme di analogia, in base alle quali anche le «scuole» si distinsero a proposito della funzione significativa dell’essere. Nella elaborazione ontologica di questo problema, C a r t e s i o rimase molto indietro rispetto alla Scolastica; infatti evitò il problema. Nulla eius (substantiae) nominis significatio potest distincte intelligi, quae Deo et creaturis sit communis. Questa evasione sta a significare che C a r t e s i o non pone in discussione il senso d’essere implicito nell’idea di sostanzialità e il tipo di «universalità» inerente a questo significato. Del resto l’ontologia medioevale non ha indagato più dell’antica che cosa significhi l’essere stesso. Ma non deve destar meraviglia che un problema come quello dei diversi significati problematica della filosofia greca in generale, unificando in termini positivi i motivi fondamenta- li della filosofia precedente. Dopo di lui si inizia la decadenza”. 21 Ivi, p. 393. 22 Ibid. 23 Ibid. 24 Ivi, pp. 388-389: “In che senso l’essere può essere in generale oggetto di scienza. Questione centrale dell’ontologia. Un passo oltre Platone, rivoluzione totale dell’idea di ontologia”. 25 Cfr. HGA XIX, p. [223]: “[…] welchen Sinn haben die Charaktere des Seins, die universell jedem Seienden, sofern es ist, zukommen, im Hinblick auf das jeweilige konkrete Seiende? Spä- ter ist schulmäßig diese Frage so ausgedrückt worden: ob die allgemeinen Bestimmungen, die in der Ontologie über das Seiende in seinem Sein überhaupt gegeben werden, den Charakter von Gattung haben, ob die Ontologie die Wissenschaft ist gewissermaßen von den obersten Gattun- gen alles dessen, was ist, oder ob diese Charaktere des Seins strukturmäßig ein anderes Verhält- nis zum Seienden haben [qual è il senso dei caratteri dell’essere che appartengono universalmen- te ad ogni ente in quanto ente, in riferimento all’ente di volta in volta concreto? Più tardi, nella Scolastica, questa domanda fu espressa come segue: le determinazioni universali che l’ontologia elabora circa l’essere dell’ente in generale, hanno il carattere di generi? L’ontologia è, per così dire, la scienza dei generi supremi di tutto ciò che è, oppure questo carattere dell’essere ha una relazione con l’ente strutturalmente diversa?]”. 26 Oltre che per ragioni di contenuto, esiste anche un motivo filologico che impone di confrontare le tesi contenute nei paragrafi primo e ventesimo di Essere e tempo: ciò che qui viene presentato in contesti diversi è invece discusso congiuntamente tanto nel corso del semestre invernale del 1924/25, quanto in quello successivo del semestre estivo del 1925. Cfr. HGA XIX, p. [223]; HGA XX, pp. 208-212 [231-236].
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La questione dell’analogia in M. Heidegger

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Informazioni tesi

  Autore: Daniele Pelini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Francesco Saverio Trincia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 137

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