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La questione dell’analogia in M. Heidegger

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6 logico-fondamentale? Se, per un verso, l’adozione di questo termine è perfetta- mente legittima dal momento che sta “nell’essenza delle ricerche fenomenologi- che di non poter essere riferite in maniera sommaria ma di dover essere ogni vol- ta ripetute e ripercorse” 17 , allora, per capire che cosa qui sia oggetto di «ripeti- zione» è opportuno rivolgersi ai giudizi che Heidegger ha espresso, in anni di- versi, sull’opera che lo rese celebre. In una lettera a K. Jaspers del 20 dicembre 1931 egli riconosce di “aver osato troppo, al di là della mia forza esistenziale senza vedere chiaramente la ristrettezza di quello che posso oggettivamente do- mandare” 18 . Quattro anni più tardi, nella lettera a E. Blochmann del 20 dicembre 1935, egli rinnova questa valutazione parlando di una “grande imprudenza che sottende al libro” 19 . Ripetere la domanda di Essere e tempo significa dunque, per noi, rispondere alle seguenti domande: perché quest’opera è ‘imprudente’ e ‘osa troppo’ 20 ? Quest’osare non emerge con nettezza proprio dalla proposizione inter- rogativa che conclude le prime due sezioni della ricerca 21 e ne fissa il “traguardo provvisorio” 22 ? Qual è il nesso tra la “grande imprudenza” del tentativo – fonda- re la filosofia come “la conoscenza concettuale più radicale, più universale e più rigorosa” 23 –, e la domanda aristotelica sull’unità dell’analogia, “la più difficile delle aporie (mancanza di vie d’uscita) che abbia bloccato il filosofare antico, e con esso tutto quel che è venuto dopo fino ai giorni nostri” 24 ? Il primo passo che l’interpretazione deve compiere per appropriarsi di questo ‘osare’ che in quanto «non detto» è oggetto di ripetizione, consiste nel progettare esplicitamente l’i m p o s t a z i o n e dell’ontologia fondamentale sulla scorta del filo conduttore ora messo in luce, in modo tale che si faccia pienamente visi- bile l’impianto aristotelico dell’interrogazione heideggeriana sull’essere. Infatti, se la “fondazione ontologico-fondamentale della metafisica, in Essere e tempo, deve comprendersi come ripetizione” 25 e se “una fondazione esplicita della me- tafisica non nasce mai dal nulla, ma si realizza in forza, o per debolezza, di una tradizione, che predetermina le sue possibilità di partenza” 26 , è necessario che, innanzitutto, il nostro sguardo si concentri sull’“elemento tradizionale in essa in- cluso” 27 , sicché si possa, su questa base, far risaltare la “trasformazione del compito” 28 che essa comporta “rispetto alle precedenti” 29 . 17 HGA XX, p. 33 [32]. 18 R. Safranski, Heidegger e il suo tempo. Una biografia filosofica, trad. di N. Curcio, a cura di M. Bonola, Longanesi, Milano 1996, p. 256. 19 M.H.-E.B., p. 143. 20 HGA XII, p. 88: “Forse il difetto fondamentale del mio libro Sein und Zeit è che ho osato spingermi troppo presto troppo lontano”. 21 HGA II, § 83, p. 620 [437]: “Il tempo si rivela forse come l’orizzonte dell’e s s e r e?”. 22 HGA II, p. 50 [1]: “Lo scopo del presente lavoro è quello della elaborazione del problema del senso dell’«e s s e r e». Il suo traguardo provvisorio è l’interpretazione del t e m p o come oriz- zonte possibile di ogni comprensione dell’essere in generale”. 23 HGA XXVI, p. 33. 24 HGA XXXIII, p. 36. 25 HGA III, § 44, pp. 205-06: “La fondazione ontologico-fondamentale della metafisica, in Esse- re e tempo, deve comprendersi come ripetizione. La citazione dal Sofista di Platone, che apre la trattazione, non risponde a un intento decorativo, ma sta a indicare che nella metafisica antica si è accesa la gigantomachia intorno all’essere dell’ente”. 26 Ivi, Introduzione, p. 12. 27 Ibid. 28 Ibid. 29 Ibid.

Anteprima della Tesi di Daniele Pelini

Anteprima della tesi: La questione dell’analogia in M. Heidegger, Pagina 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Daniele Pelini Contatta »

Composta da 137 pagine.

 

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