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Romanzo e parodia nel Settecento. Tra Don Chisciotte e la Pamela Vogue

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Capitolo IV HENRY FIELDING Tre settimane dopo la terza edizione di Pamela, apparve anonimo un libricino dal titolo Shamela. Chi ne fosse l’autore era un mistero. Nessuno ne invocò la paternità. Anche se, negli ambienti letterari, tutti sapevano che a scriverlo era stato Henry Fielding 12 (1707-1754). Cominciando la serie delle parodie del successo richardsoniano. La più invadente, sguaiata, colta e inviperita. Per Fielding, Shamela era la prima vera prova narrativa. Dietro di sé aveva studi classici e legali, la direzione di un giornale polemico, “The Champion”, e una fiorente produzione teatrale. Una carriera di commediografo stroncata dal Licensing Act di Robert Walpole, dallo scrittore aspramente satireggiato in numerose opere, fino al caustico Jonathan Wild. Walpole emise il provvedimento ad hoc per bloccare l’attività di Fielding. Il quale, in difficoltà economiche, cercò di riciclarsi come romanziere. Un lavoro letterario che proprio allora cominciava a trovare un inaudito riscontro di pubblico. E Fielding vi si gettò con il suo solito “spirito acremente eversivo ai limiti dell’autolesionismo” 13 , investendo non solo gli oggetti della satira, ma anche la forma, ribaltandola in parodia. Fielding leggeva in Pamela una profonda traccia d’ipocrisia. Il romanzo gli appariva falso e piuttosto ingenuo, a effetto, sia nei contenuti sia nella forma. Quella contegnosa giovane cameriera, che stava mandando in visibilio la nazione, gli sembrava ben lontana dal mostrare genuina innocenza e bontà d’animo. La trovava vanitosa, di un sentimentalismo esibito e interessato, una castità mostrata aggressivamente, un segreto piacere nelle tentazioni da cui prudentemente si asteneva dal cadere. Ne stigmatizzava le abili manovre per assicurare ricompense alla sua virtù in questo mondo, più che, cristianamente, nel prossimo. Insomma, Pamela sprecava l’occasione di trattare più ampie e complicate questioni di morale, confinandole al mero oggetto della castità femminile, traducendola in termini sociali di rispettabilità e intraprendenza borghese. 12 Ogni dubbio sull’attribuzione dell’opera è stato fugato dallo studio di Charles Woods, Fielding and the Authorship of “Shamela”. 13 Guido Fink, La doppia voce di Shamela Andrews, in Henry Fielding, Shamela, p. 29.

Anteprima della Tesi di Davide Magnisi

Anteprima della tesi: Romanzo e parodia nel Settecento. Tra Don Chisciotte e la Pamela Vogue, Pagina 10

Tesi di Dottorato

Dipartimento: Lingue e Tradizioni Culturali Europee

Autore: Davide Magnisi Contatta »

Composta da 377 pagine.

 

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