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Il Marocco di Mohamed VI tra tradizione monarchica e tentativi di democratizzazione

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11 governo, il Conseil Supérieur de la Magistrature, il Conseil Supérieur de l'Enseignement e il Conseil Supérieur de la Promotion Nationale et du Plan (art. 32 della costituzione). Il re del Marocco non dispone solo di poteri politici, ma anche di una fondamentale autorità in campo religioso. Questa doppia valenza, secolare e religiosa, è sancita persino dalla costituzione. L’articolo 19, infatti, recita: “Il re, Amîr al-muminîn, rappresentante supremo della nazione, simbolo della sua unità, garante della perennità e della continuità dello Stato, veglia sul rispetto dell’Islam e della costituzione. Egli è il protettore dei diritti e delle libertà dei cittadini, dei gruppi sociali e della collettività”. Questo articolo, generalmente invocato dal re nel momento dell’emanazione di dahîr (decreti) che investono la sfera religiosa, attribuisce al sovrano la fondamentale qualifica di “comandante dei fedeli” (Amîr al-muminîn). Questa qualifica è divenuta, nella pratica e nei discorsi politici, una sorta di istituzione sacra che non implica soltanto venerazione ma anche e soprattutto autorità. Un’autorità certamente limitata dai precetti del Corano, ma che comunque permette al monarca di intervenire anche nel campo del diritto personale e di famiglia e in tutte le questioni legate alla religione 7 . Le fonti del potere e del prestigio del re sono, pertanto, di varia natura. L’autorità morale del sovrano si basa sul suo ruolo di imām o leader spirituale della comunità islamica, che gli permette di essere a capo non solo della collettività civile, ma anche di quella religiosa. Egli è considerato portatore della benedizione divina e discendente del Profeta ed è per questo profondamente venerato, in particolare dalla popolazione rurale. Lo status di “comandante dei fedeli” per il sovrano è una risorsa politica fondamentale, soprattutto se si considera la forte interconnessione che esiste, in Marocco, tra politica e religione. L’idea originaria è che il potere politico del re deriva da Dio, obbedire al sovrano significa dunque obbedire a Dio, porsi sotto la sua autorità e protezione vuol dire riconoscere l’autorità e la protezione di Dio. Autorità e obbedienza diventano 7 Cfr. Tozy Mohamed, «Réformes politiques et transition démocratique», in Monde Arabe Maghreb Machrek, n° 164, aprile-giugno 1999, pp. 77-79.

Anteprima della Tesi di Luciana Marzullo

Anteprima della tesi: Il Marocco di Mohamed VI tra tradizione monarchica e tentativi di democratizzazione, Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Luciana Marzullo Contatta »

Composta da 141 pagine.

 

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