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Un centro calzaturiero delle Marche: Porto Sant'Elpidio dal secondo dopoguerra ad oggi

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18 con 600 operai, 2 imprese edili, un mulino, una fabbrica di stracci e la fabbrica di concimi; in più due anni dopo anche la Banca cattolica agricola operaia di Macerata deciderà di aprire qui una sua agenzia a testimonianza della notevole quantità di denaro che doveva circolarvi. Quindi, con questi presupposti e sull’onda della concessione dell’autonomia a località di minore rilievo quali Moresco e Smerillo, il Comitato nel 1922 avanzava la sua richiesta alle autorità competenti: mentre la Provincia e il Ministero competente sembravano favorevoli ad accettare la domanda, questa veniva decisamente avversata dalle autorità comunali che ritenevano eccessive le pretese territoriali e temevano che, in questa maniera, il capoluogo sarebbe stato danneggiato, privato delle industrie e delle vie di comunicazione del Porto. Venne nominata una commissione che esaminò la proposta del Comitato e che nel consiglio comunale del 16 novembre 1924, pur non dichiarandosi contraria per principio, relazionò che bisognava rifiutare la richiesta di autonomia per non chiedere un sacrificio eccessivo al capoluogo. La situazione non migliorò certo per gli autonomisti con l’avvento del fascismo che aveva varato una politica accentratrice, più propensa ad accorpare che a dividere le varie realtà locali per poterle controllare più agevolmente; per di più un membro della suddetta commissione, Luigi Martinelli, diventerà presto segretario politico del Fascio, quindi podestà del Comune.

Anteprima della Tesi di Luca Torretti

Anteprima della tesi: Un centro calzaturiero delle Marche: Porto Sant'Elpidio dal secondo dopoguerra ad oggi, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Luca Torretti Contatta »

Composta da 198 pagine.

 

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