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La storia della C.I.A. e della sua evoluzione nella cinematografia americana: dalla crisi e dalla critica sociale degli anni '70 alla riscossa degli anni di Reagan

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pensare di significativi settori della popolazione, l’immagine della CIA cominciò ad essere vista sotto un’ottica diversa. 14 Il cinema indipendente prenderà una posizione di netta opposizione mentre il cinema del “mainstream” e dell’establishment hollywoodiano resterà sempre legato alla sua funzione patriottica e, in un certo senso, politica, 15 funzione politica che emergerà particolarmente nei periodi di crisi sociale. I film di Hollywood, infatti, “ben supportati da altre forme di cultura mediatica”, aiutarono a consolidare una certa egemonia ideologica e una certa comunanza di valori, escludendone altri: “Hollywood film is thus implicitly political in the way it tends to support dominant American values and institutions”. 16 Quando negli anni ’70 uscirono delle produzioni molto dure e critiche nei confronti degli abusi di potere della Casa Bianca, dei presidenti, del Pentagono e della CIA, il clima era decisamente mutato e la posizione di Hollywood, in un quadro generale, non poteva essere certamente definita “anti-sistema”. La crisi, anche economica, si rifletteva così sull’industria cinematografica e sulle sue produzioni. Il cinema, in tal senso, non fece altro che dar voce ad un sentimento popolare di esasperazione ed insoddisfazione per le “crepe” all’interno della democrazia americana. E’ vero che saranno propri degli anni settanta i più impegnati film di critica sociale e di indagine storica, ma è anche vero che in quegli anni l’immagine delle istituzioni americane era messa in discussione da gran parte dell’opinione pubblica, della stampa e degli altri mezzi di comunicazione. 17 Sempre Mannucci, ne “Lo spettatore senza libertà, radio-televisione e comunicazione di massa”, riporta le conclusioni di Joseph Klapper 18 , noto studioso americano di comunicazioni di massa, per il quale i mass media hanno in genere l’effetto di rafforzare le opinioni e gli atteggiamenti già esistenti, mentre in una società instabile o in crisi essi tendono a promuovere un mutamento, dando così un indirizzo a impulsi già esistenti ma ancora inespressi. 19 La televisione, la radio, il cinema, sono quindi mezzi di comunicazione conformisti per la loro stessa essenza, in quanto la misura stessa del loro linguaggio li obbliga a rivolgersi a tutti in generale e a nessuno in particolare. 20 14 Larry LANGMAN; David EBNER, Encyclopedia Of American Spy Films, New York, Garland, 1990, p.xiv 15 Franco LA POLLA, op. cit., pp.18-19 16 John HILL; Pamela CHURCH GIBSON, op. cit., cit.133 17 David A. COOK, History Of The American Cinema. Lost Illusions: American Cinema In The Shadow Of Watergate And Vietnam, 1970-1979, New York, C. Scribners Sons, MacMillan Library Reference, 2000, p.12 18 Joseph KLAPPER, The Effects Of Mass Communication, The Free Press Of Glencoe, 1960 19 Cesare MANNUCCI, Lo spettatore senza libertà, radio-televisione e comunicazione di massa, Bari, Editori Laterza, 1962, pp.75-76 20 ivi, p.51 11

Anteprima della Tesi di Alessandro Manea

Anteprima della tesi: La storia della C.I.A. e della sua evoluzione nella cinematografia americana: dalla crisi e dalla critica sociale degli anni '70 alla riscossa degli anni di Reagan, Pagina 5

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Alessandro Manea Contatta »

Composta da 248 pagine.

 

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