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San Francesco alla corte del sultano. Fallimento del dialogo interreligioso all'alba del XIII secolo?

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8 prima volta la possibilità di sciogliersi dal voto della croce per denaro, una possibilità che si rivelò economicamente vantaggiosa: il “crociato” otteneva indulgenze e protezioni penali proporzionali al denaro versato per sciogliersi dal voto del viaggio in Terra Santa. Comunque lo sviluppo del movimento crociato continuava ad essere alimentato più dalla prassi che dalla teoria; l’imprecisione ne era una caratteristica intrinseca ed elemento portante della sua malleabilità. E’ un fatto che la crociata fu la risposta su vasta scala ai problemi di difesa, espansione e controllo: fu utilizzata in Siria, in Egitto, ma anche in Italia, in Grecia, in Germania e in Inghilterra; contro musulmani, eretici, ribelli e ovunque si presentassero rivali politici del papato, anche se è vero che le crociate non dirette in Terra Santa non goderono mai del consenso generale. Il motore delle crociate fu sicuramente la predicazione: ai frati venne attribuito il compito specifico di creare sermoni che spiegassero gli obblighi e mostrassero gli incentivi così da creare un contesto morale e provvidenziale entro cui calare un esempio stimolante. Il fine era l’evangelizzazione di massa. I predicatori utilizzavano i sermoni per dare pratica alla nuova teologia pastorale: attuare la riforma morale, incitare al pauperismo, incoraggiare la confessione personale e la penitenza. Gli storici distinguono storicamente otto grandi crociate. La prima crociata (1095-1099) nasce con l’appello lanciato da Urbano II alla conclusione del concilio di Clermont (1095). L’entusiasmo è generale, caricato anche da segni e aspettative escatologiche: la pietà, la penitenza, il miraggio della Gerusalemme celeste spingono nobili e villani alla partenza. Effettivamente due sono le crociate che si svolgono: quella “ufficiale” detta Crociata dei principi, comandata da Goffredo di Buglione, Roberto di Normandia, Raimondo di Provenza e Boemondo di Taranto, e la Crociata popolare guidata da Pietro l’Eremita. Quest’ultima, nata dal fervore popolare, ha però vita breve: mal organizzata e male armata, presa la via dei Balcani finisce massacrata dai Turchi nel 1096. Le armate regolari invece, sorrette in battaglia da segni divini, riescono dopo molte vicissitudini a conquistare Gerusalemme (e a saccheggiarla) nel 1099. Grave mancanza dei crociati fu quella di dare per scontata la totale sconfitta dei musulmani e non consolidare le proprie posizioni in Terra Santa lasciando solo un piccolo contingente armato nella città santa.

Anteprima della Tesi di Linda Sezzi

Anteprima della tesi: San Francesco alla corte del sultano. Fallimento del dialogo interreligioso all'alba del XIII secolo?, Pagina 11

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Linda Sezzi Contatta »

Composta da 241 pagine.

 

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