Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il grano in Sicilia nei secoli XIII-XV

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

14 Era evidente come solo una minima parte delle estensioni terriere era liberamente commerciabile per l’assenza di un mercato e come tutto si basava su un rapporto fra concedente e concessionario. Immense estensioni, lasciate a bosco e pascoli, erano demani del re, che poi in periodi di crisi furono oggetto di concessione per usi civici dietro pagamento di un canone; altre distese enormi costituivano la proprietà inalienabile di chiese e monasteri. Le proprietà laiche furono per la maggior parte vincolate da tutta una gerarchia di rapporti di concessione 16 , per questo la loro alienazione, se non era resa del tutto impossibile, era comunque ostacolata da motivi di carattere strutturale. Una tale immobilità nelle condizioni della proprietà fondiaria, nonché una limitata rendita che da essa scaturiva, poté essere tollerata fina a che la scarsità della popolazione, l’abbondanza dei pascoli e dei boschi di uso comune, e la continua minaccia delle incursioni e violenze barbariche indussero proprietari e coloni a stringersi fra loro, a provvedere da sé alla maggior parte delle loro necessità alimentari e a chiedere il meno possibile ai gruppi economici vicini. Anche le concessioni e i contratti stipulati da vescovi, chiese e monasteri erano rivolti direttamente a pubblici ufficiali, uomini d’arme e cittadini, i quali si obbligavano a corrispondere soltanto una piccola rendita in denaro, anche se quasi sempre, per la scarsa monetizzazione del periodo, era versata in beni prodotti dalla terra. 16 Palmeri N., Cause e rimedi delle angustie agrarie in Sicilia, Roma, 1962, pag. 114-115. “ Indi avviene che in tempi propizi sorge in Sicilia una classe di speculatori sulla dabbenaggine de’ proprietarii, che pigliano da costoro a fitto un intero stato, e ridanno poi a ritaglio le tenute ond’esso è composto. Queste stesse tenute, affittate di seconda mano, son troppo estese, in proporzioni del capitale del fittajuolo; quindi, non potendo egli coltivarle tutte a conto proprio, ne coltiva solo una piccola porzione, e delle volte anche punto, e il rimanente lo divide in briciole, e lo dà a coltivare per uno o due anni a dei agricoltori co’ quali divide con vari patti il prodotto”.

Anteprima della Tesi di Domenico Ferraro

Anteprima della tesi: Il grano in Sicilia nei secoli XIII-XV, Pagina 14

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Domenico Ferraro Contatta »

Composta da 179 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2377 click dal 07/05/2004.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.