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Mediazione ed interposizione nella disciplina dei rapporti di lavoro dopo il d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276

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MEDIAZIONE ED INTERPOSIZIONE NELLA DISCIPLINA DEI RAPPORTI DI LAVORO DOPO IL D.LGS. 10 SETTEMBRE 2003, N. 276 11 subordinato in senso tecnico, mentre esclude quei lavoratori che, nonostante siano contrattualmente deboli, non possono essere qualificati come subordinati in senso tecnico 11 . Il conflitto tra interessi contrapposti diviene sempre più pressante nel corso degli anni ‘70 e, all’inizio del decennio successivo, una certa dottrina, seguita in parte dallo stesso legislatore, si schiera a favore dell’introduzione di forme di lavoro caratterizzate da una maggiore flessibilità. Non può certo negarsi che il superamento della concezione precedente non sia stato favorito anche dal processo di integrazione europeo, che ha sottolineato l’indisponibilità delle autorità comunitarie a tollerare l’uso delle imprese pubbliche come strumenti di governo dell’economia ed ha contribuito ad affermare la tesi fondamentale secondo la quale l’intervento pubblico non può sostituire le leggi del mercato nel ruolo di guida del processo economico, ma deve unicamente dettare delle regole al mercato, per evitare che esso perda concorrenza e, con essa, l’efficienza 12 . La finalità é quella di ottenere uno scambio tra forme di lavoro flessibile e maggiore occupazione o, almeno, di garantire, attraverso una maggiore elasticità nell’impiego dei lavoratori, un recupero di fasce di lavoratori marginali o sommersi. 11 SANTORO-PASSARELLI G., Misure contro la disoccupazione e tutela del lavoro, in «Dir. Lav.» 1995, I. 12 V. le proposte di ALLEVA e D’ANTONA, in La disciplina del mercato di lavoro, (a cura di GHEZZI), Roma, 1996.

Anteprima della Tesi di Francesco D'amora

Anteprima della tesi: Mediazione ed interposizione nella disciplina dei rapporti di lavoro dopo il d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276, Pagina 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Francesco D'amora Contatta »

Composta da 335 pagine.

 

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