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L'imputabilità e il vizio di mente nel sistema penale

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7 3.1 Momento di rilevanza Per indirizzo costante dottrinale e giurisprudenziale si riconosce che la capacità di intendere e di volere può essere esclusa non necessariamente da un disturbo di carattere permanente, bensì anche da un’infermità transitoria, purchè, naturalmente, sia in grado di far venir meno i presupposti dell’imputabilità. Infatti, secondo il disposto degli artt. 85, 88 e 89, ai fini del giudizio di imputabilità, l’alterazione mentale deve sussistere al momento del fatto 27 . Così, l’imputabilità può essere esclusa nel caso di depressione reattiva, “una malattia mentale consistente in uno squilibrio dell’umore che arreca sofferenze incontrollabili e regredisce totalmente con la rimozione della causa esterna che l’ha provocata” 28 . Ancora, con riguardo alle malattie mentali con manifestazioni intervallate, quale l’epilessia , ci si è posto il problema se sia imputabile il soggetto che commette il fatto nei c.d. momenti di lucido intervallo 29 . Poiché l’epilettico, anche se si trova in un momento di lucidità, resta comunque affetto da malattia mentale durevole, “è a questa che deve guardarsi per vedere caso per caso, se ed in che misura la sua incidenza sull’intera psiche influisca sulla capacità di intendere e di volere” 30 . Pertanto, l’epilettico che delinque, sarà imputabile solo se il reato è stato compiuto “in una fase intervallare libera da disturbi di natura patologica, mentre sarà totalmente o parzialmente inimputabile se il reato, pur se compiuto in fase intervallare, è espressivo di alterazioni di tipo psichiatrico” 31 . 3.2 Nesso causale Negli articoli 85, 88 e 89, come abbiamo visto, si richiede un collegamento di natura cronologica tra malattia e fatto. Ci si chiede se tra questi due elementi debba esserci anche un nesso di carattere eziologico, ossia un rapporto di “coerenza tra causa del vizio di mente e tipo di illecito realizzato dal soggetto non imputabile” 32 . La dottrina dominante, tenuto conto della lettera del codice, risponde in senso negativo, propendendo per la soluzione più favorevole all’autore del fatto, e ritiene, dunque, requisito necessario e sufficiente ai fini dell’esclusione dell’imputabilità, che il fatto sia stato 27 “E la relativa indagine deve essere compiuta di volta in volta, poiché la malattia precedentemente diagnosticata può essere al momento guarita, o attenuata o localizzata in una determinata sfera di attività” (Cass., sez. III, 13 febbraio 1998, in Rep. Foro it., 1998, voce Imputabilità, n. 15). 28 FIANDACA G. – MUSCO E., op. cit., 303. 29 Fermo restando che, durante la crisi epilettica, l’imputabilità è pacificamente esclusa, v. postea, sub par. 4. 30 MANTOVANI F., op. cit., 707. 31 Ibidem; v. anche Cass., sez. I, 2 marzo 1992, in Rep. Foro it., 1992, voce Imputabilità, n. 5. Secondo Nuvolone, per quanto la puntualizzazione legislativa del momento del fatto possa indurre ad una risposta favorevole all’affermazione dell’imputabilità, allorché l’azione criminosa provenga da un soggetto non clinicamente guarito, (e talune malattie mentali non possono mai considerarsi clinicamente guarite), il fatto che essa sia stata commessa in un lucido intervallo non deve portare ad un’imputazione come se si trattasse di individuo capace di intendere e di volere. “Il malato di mente, anche se si trova in un periodo di lucidità, è solo apparentemente sano, e la sua azione criminosa non può non ritenersi manifestazione della sua malattia”. (NUVOLONE P. op. cit., 263). 32 MARINI G., voce Imputabilità, in Dig. disc. pen., VI, Torino, 1992, 255.

Anteprima della Tesi di Luca Rassu

Anteprima della tesi: L'imputabilità e il vizio di mente nel sistema penale, Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Luca Rassu Contatta »

Composta da 117 pagine.

 

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