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Il riparto della funzione legislativa fra lo Stato e le Regioni ordinarie

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12 abbia avvilito (e possa avvilire ancora) energie di importanza vitale per lo sviluppo locale (e non solo). Ciò ha scatenato un rilancio di attenzione per i modelli federalistici, non più limitati alla tradizionali esperienze tipicamente federali degli Stati Uniti, del Canada, della Germania, della Svizzera 40 , ma utilizzati come moduli per risolvere situazioni politiche diverse (si pensi al modello federale proposto per la convivenza delle diverse etnie nell’Iraq post Saddam Hussein). Tirando le fila, questo inizio di secolo è stato di importanza cruciale per l'evoluzione istituzionale italiana. Da un lato il Paese avanza, insieme con gli altri paesi membri dell'Unione Europea 41 , sulla via di una integrazione sovranazionale sempre più stretta, non solo economica ma anche politica 42 , e al tempo stesso, sulla via del decentramento dei poteri e delle funzioni di 40 Sui modelli cfr. P. CARROZZA, Intervento nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sulle tematiche inerenti alle modifiche all’art. 117 della Costituzione. Presso la I^ Commissione Affari Costituzionali, seduta di martedì 28 gennaio 2003, in rete: www.camera.it; v. anche A. DE TOCQUEVILLE, La democrazia in America, Milano, 1982, 156-160, l’autore, analizzando il modello statunitense: “Basta osservare un momento gli Stati Uniti di America per scorgere tutti i beni che essi traggono dall'adozione di questo sistema. Presso le grandi nazioni accentrate, il legislatore è obbligato a dare alle leggi un carattere uniforme che non tiene conto della diversità dei luoghi e dei costumi; ignaro dei casi particolari, non può procedere che con regole generali; gli uomini sono dal canto loro obbligati a piegarsi alle necessità della legislazione, poiché‚ la legislazione non può adattarsi ai loro bisogni e costumi; grande causa questa di torbidi e di miserie. Questo inconveniente non esiste nelle confederazioni in cui i principali atti dell'esistenza sociale sono regolati dal Congresso, mentre tutti i particolari sono lasciati alle legislazioni provinciali”. 41 Nell’ambito della stessa Unione Europea, la maggioranza degli Stati sta assumendo modelli di organizzazione federal/regionale: Austria, Spagna, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Portogallo e Polonia, e la stessa Europa si sta avviando a costruire una Costituzione basata sull’adozione di istituzioni di tipo federale, cfr. sull’argomento B. CARAVITA, Per un federalismo equilibrato e solidale, intervento al Seminario “Forma di governo e federalismo nell’Italia che cambia”, Roma, 16 gennaio 2002, in rete: www.federalismi.it. 42 Cfr P. J. PROUDHON, Perchè la natura dell’Italia è federalista, tratto da “Garibaldi et l’Unitè italienne”, articolo apparso sull’Office de Publicitè il 17 settembre 1862, in rete: www.statutiregionali.it; C. BARBERI, Il federalismo libertario, Ragusa, 1992, 92-109, si ripropone quel modello, definito già all’epoca “europeista” sviluppato dal Cattaneo (anche se permeato da un eccessivo idealismo), e seppur in modo diverso, anche da “europeisti della prima ora” quali Mazzini e Proudhon, che vedevano nell'autonomismo non solo un rimedio all'inefficienza (e alla corrutela) del potere centrale, ma teorizzarono l'idea di una federazione europea vista come soluzione pacificatrice, all’indomani delle due guerre mondiali, tra i popoli del Vecchio Continente.
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Il riparto della funzione legislativa fra lo Stato e le Regioni ordinarie

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Ciliberti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Foggia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Marco Olivetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 168

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