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Il riparto della funzione legislativa fra lo Stato e le Regioni ordinarie

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14 funzionale ad una maggiore articolazione dei poteri pubblici; rispecchia un’esigenza di coinvolgimento delle collettività territoriali nelle decisioni economiche e nell’organizzazione dei servizi. La via di questa evoluzione è indicata (e lo era già dal ’48), nella Costituzione; all’art. 5 è fissato, infatti, non solo il fine dell'autonomia e del decentramento 46 , ma anche un metodo: la Repubblica ha una funzione irrinunciabile sia di garanzia della propria unità ed indivisibilità, che di promozione delle autonomie; e la rinnovata (o rinnovanda) forza dell'ordinamento regionale, sta tutta nella valorizzazione delle diversità che caratterizzano le diverse Regioni 47 . Il federalismo, quasi per definizione, non può essere omogeneo; esso si basa proprio sulla possibilità di differenziazione. Non si può contradditoriamente pretendere che le differenze siano uguali, ma lo sforzo sta tutto nel congegnare tale asimmetria in modo tale da non rompere il foedus stesso. Il nuovo punto di vista, sul quale s’è puntellata la rinnovata mentalità riformatrice, si basa proprio sulla valorizzazione delle diversità in un’ottica di nuova cultura della responsabilità, senza la quale l’autonomia rischierebbe di risultare sterile o addirittura 46 Autonomia e decentramento rispondono in modi differenti, alla medesima esigenza: la distribuzione delle funzioni pubbliche dall’apparato centrale verso la periferia. L’autonomia implica infatti che una quota di poteri sia assegnata ad enti distinti dallo Stato-persona, capaci di provvedere ai propri interessi dando a sè stessi le regole della propria condotta: ad enti cioè che siano titolari anche di una potestà normativa, che si estrinseca nella produzione di norme equiparate a quelle dello Stato (a questa si affianca l’autonomia amministrativa, quella finanziaria e quella politica). Il decentramento amministrativo comporta invece l’affidamento di funzioni ad apparati periferici dello Stato, che facenti parte della sua organizzazione, ne subiscono la direzione e il controllo. Sul punto v. A. ANZON, I poteri delle Regioni dopo la riforma della Costituzione, cit., 71 ss. 47 Lo stesso Presidente della Repubblica non ha mancato, in più di un’occasione, di sottolineare come le autonomie non confliggano col principio costituzionale di unità dello Stato: vedi in particolare, C. A. CIAMPI, Intervento all’incontro con le autorità durante la visita nella Regione siciliana, Palermo, 13 gennaio 2000: “La consapevolezza della necessità di crescita delle autonomie e, per altro verso, il nuovo senso di appartenenza europea, non diminuiscono affatto l'amore per la nostra Patria, l'Italia: anzi lo arricchiscono e lo rendono più forte”.
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Il riparto della funzione legislativa fra lo Stato e le Regioni ordinarie

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Ciliberti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Foggia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Marco Olivetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 168

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