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Il riparto della funzione legislativa fra lo Stato e le Regioni ordinarie

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3 E’ da evidenziare, nell’ottica di quanto segue, la centralità dell’art. 5 della Costituzione repubblicana 6 : esso contrappone ed armonizza da un lato, l’unità 7 e l’indivisibilità 8 della Repubblica, dall’altro la distribuzione delle funzioni pubbliche mediante le autonomie locali e il decentramento amministrativo. Il Titolo V prospetta la distinzione tra i due tipi di Regioni, quelle ad autonomia ordinaria e quelle ad autonomia speciale 9 , rinviando per la disciplina di queste ultime ai rispettivi statuti adottati con altrettante leggi costituzionali 10 . Tuttavia, il sistema nel suo complesso presenta, quanto alle sue linee fondamentali, una essenziale omogeneità di fondo, che giustifica una considerazione congiunta, salva la necessità di dare conto delle 6 Disposizione originariamente collocata in apertura del Titolo V della parte II della Costituzione, nella redazione definitiva fu scorporata e collocata nella parte della Costituzione dedicata ai “Principi fondamentali”, principi “supremi” che fungono oltre che da limiti di revisione alla Costituzione e all’ingresso del diritto comunitario nel nostro sistema, come strumenti essenziali di interpretazione e di integrazione del testo costituzionale, sul punto v. A. ANZON, I poteri delle Regioni dopo la riforma della Costituzione, Il nuovo regime e il modello originario a confronto, Torino, 2002, 69. 7 Il riferimento può leggersi nel senso che l’Italia è uno Stato unitario, in cui all’unità politica della collettività nazionale corrisponde la “Repubblica” come unico ed esclusivo centro di imputazione della sovranità statale. 8 Essa implica il divieto assoluto di smembramento della Repubblica in più Stati indipendenti. 9 Tranne il Friuli-Venezia Giulia, costituita nel 1963 (fino ad allora vigeva l’incertezza sullo status di questa “terra di confine”), le altre Regioni ad autonomia speciale: Valle d’Aosta, Sicilia, Trentino-Alto Adige e Sardegna, nacquero prima dell’approvazione della Costituzione repubblicana (e quindi prima della costituzione delle Regioni ordinarie), allo scopo di arginare le spinte separatiste, o per assicurare protezione a minoranze linguistiche, o ancora per tamponare le particolari condizioni di arretratezza dovute a ragioni economico-sociali e morfologiche del territorio. 10 Cfr. tra i tanti, T. MARTINES, Diritto Costituzionale, cit., 778; M. MAZZIOTTI DI CELSO, Legge regionale, in Enc. giur., XXVIII, Roma 1990, 3 ss. Mentre i “tipi” di potestà legislativa delle Regioni ad autonomia ordinaria sono uguali per tutte, il particolarismo e la frammentazione che permea il nostro ordinamento regionale, si appalesa nei diversi “tipi” di potestà legislativa attribuiti alle Regioni ad autonomia speciale, regolati, per ciascuna di esse dal rispettivo statuto, ne deriva che una Regione speciale, non solo può differire da quelle ad autonomia ordinaria, ma anche dalle altre Regioni ad autonomia speciale. Quindi lo stesso Titolo V, mentre costituisce la fonte di ogni disciplina delle prime, non si applica dunque, in via di principio alle Regioni speciali, che soggiacciono invece alla rispettiva disciplina derogatoria e perciò “speciale”, salvo che nell’ipotesi di alcune lacune di questa, in cui il Titolo V può essere utilizzato per rimediarvi.
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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Ciliberti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Foggia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Marco Olivetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 168

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