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Il riparto della funzione legislativa fra lo Stato e le Regioni ordinarie

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5 gli interessi delle altre Regioni, dall’altro da limiti di legittimità affidati alla vigilanza della Corte Costituzionale 16 . ‰ Per le Regioni ordinarie invece, il vecchio testo dell’art. 117 Cost., al primo comma prevedeva una potestà legislativa ripartita (la disciplina di ciascuna materia è ripartita tra lo Stato, che stabilisce i principi, e la Regione, che detta le norme di dettaglio), o concorrente (a disciplinare la materia concorrono, secondo le modalità surriferite, sia lo Stato che la Regione). Essa si caratterizzava per il fatto di essere sottoposta, oltre che ai limiti suesposti, anche al limite interno rappresentato dai principi fondamentali 17 stabiliti, per ciascuna materia oggetto della elencazione, dalle leggi statali di settore, le cd. leggi-cornice 18 . ‰ L’ultimo comma dell’art. 117 Cost. prevedeva la potestà legislativa di attuazione; essa, veniva demandata alle Regioni (ad autonomia ordinaria), con leggi statali, che individuavano la materia e conferivano, volta per volta il potere de qua; per tale ragione 16 Rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico, delle norme fondamentali delle leggi statali di riforma economico-sociale, e obblighi internazionali. 17 Si tratta di un limite peculiare di questo tipo di potestà legislativa regionale, che si distingue in base a criteri quantitativi da quello dei “principi dell’ordinamento giuridico” condizionanti la competenza esclusiva delle Regioni speciali. I primi devono risultare da disposizioni contenute in leggi dello Stato, mentre i secondi, proprio per il grado di astrattezza, di regola non si prestano ad essere espressi in specifiche disposizioni. Sul tema cfr., T. MARTINES, Diritto Costituzionale, cit., 822, l’autore ribadisce (e solleva a riguardo dubbi di legittimità costituzionale), come con l’art. 17 della legge 16 maggio 1970, n. 281, si sia istituzionalizzata la regola, che la prassi aveva fino a qual momento di fatto seguito, secondo cui in mancanza di leggi-cornice, le Regioni potevano presumere i principi fondamentali dalle leggi vigenti, stabilendo di contro che detti principi avrebbero potuto in futuro “risultare” da leggi che “espressamente” li stabilissero; l’autore de definisce questa manovra normativa un “escamotage” resosi necessario per mettere le Regioni in condizione di legiferare; V. anche L. PALADIN, La potestà legislativa regionale, Padova, 1958, 143 ss, che sottolinea come, dal confronto tra l’VIII e la IX disp. trans., emerga la non necessarietà della previa emissione di leggi-cornice per l’attivazione della potestà normativa concorrente. 18 Sull’argomento cfr. per tutti, F. CUOCOLO, Le leggi cornice nei rapporti fra Stato e Regioni, Milano 1967, 79 ss.; A. RUGGERI, Ancora in tema di leggi statali e leggi regionali su materie di competenza ripartita, in Rivista trimestrale di diritto pubblico, 1997, 277 ss.; T. MARTINES, Diritto Costituzionale, cit., 823. Secondo questi autori (espressione di gran parte della dottrina), le leggi-cornice sono leggi di “indirizzo politico”, “leggi direttiva”, “leggi di riforma”, il cui contenuto ha carattere innovativo e fissa il “binario politico” sul quale la legislazione regionale deve muoversi, a salvaguardia dell’unità degli interessi nazionali.

Anteprima della Tesi di Alessandro Ciliberti

Anteprima della tesi: Il riparto della funzione legislativa fra lo Stato e le Regioni ordinarie, Pagina 5

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Alessandro Ciliberti Contatta »

Composta da 168 pagine.

 

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