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Quasi come Gian dei Brughi. Valore pegagogico e funzione della lettura ad alta voce nella scuola elementare

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7 Per tornare a Gian dei Brughi, a noi sembra la perfetta incarnazione del lettore adolescente (al di là dell’età anagrafica del personaggio), del quale possiede la stessa irruenza, la stessa forza magmatica tipica dell’età giovanile, che si fatica a contenere e guidare 8 . Il bambino, il preadolescente, ma anche l’adolescente e il giovane hanno un grande desiderio di lasciarsi stupire, agognano l’incantamento, anche quello dato dalla lettura, però è necessario che abbiano provato almeno una volta il piacere di cui si diceva sopra, che è poi il piacere dell’innamoramento. La scuola dovrebbe sentirsi investita anche da questa non facile missione: creare le condizioni affinché l’alunno possa, se lo desidera, scoprire da sé cosa sia il piacere della lettura. L’impresa è difficile, senza dubbio, perché dopo Pennac non c’è più nessuno che non sostenga che “il verbo leggere non sopporta l’imperativo” 9 e questo -ahinoi- complica le cose, perché se anche gli insegnanti di più dura cervice hanno ormai compreso che non serve ordinare di leggere e che non si può obbligare qualcuno ad amare lettura, altra cosa è riuscire a mettere in campo strategie per passare dalla riduzione del danno (fare almeno in modo che non si giunga ad odiare la 8 Insomma, a noi il personaggio di Gian dei Brughi piace assai, mentre Calvino non pare amarlo molto e ci sembra fin troppo severo nei suoi confronti. L’autore ne fa l’allegoria della “lettura come evasione”, in antitesi alla “lettura come formazione” incarnata da Cosimo. Nel 1965, in una nota al cap. XII di un’edizione scolastica ridotta del Barone rampante e camuffatosi dietro lo pseudonimo di Tonio Cavilla (spacciato per un “meticoloso” pedagogista autore di prefazione e note) , Calvino scrive: “Il contrasto tra l’ex brigante che rimbecillisce a leggere romanzi e Cosimo che attraverso la lettura diventa un uomo responsabile e attivo, può rappresentare il contrasto tra la lettura come evasione e lettura come formazione. Ma la vera funzione del capitolo nello svolgimento del romanzo è quella di darci conto delle letture di Cosimo, un motivo che acquisterà importanza in seguito. Nonostante l’arguzia della favola, il capitolo è caratterizzato da una certa freddezza (anche la morte del brigante impiccato resta soltanto un’immagine visiva); siamo ormai lontani dalla pienezza di rappresentazione dei primi capitoli del libro”. Cfr. I. Calvino, Il barone rampante, coll. “Letture per la scuola media”, Einaudi, Torino 1965, p. 149. Pensiamo, tuttavia, che l’immagine che chiude il capitolo, con Cosimo che veglia il cadavere impiccato di Gian e scaccia i corvi agitando il berretto, sia commovente e tenerissima. Tutto sommato anche Calvino deve aver voluto bene a quello sfortunato e appassionato… fuorilegge. 9 D. Pennac, Come un romanzo, Feltrinelli, Milano 1994, p. 11.
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Informazioni tesi

  Autore: Gianni Trezzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Susanna Mantovani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 217

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Parole chiave

emergent literacy
funzioni della lettura
italo calvino
leggistorie
letteratura per l'infanzia
lettura
lettura ad alta voce
lettura emozionale
lettura espressiva
scuola elementare

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