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Movimenti transfrontalieri di organismi geneticamente modificati: protocollo di Cartagena e norme dell'OMC

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8 decide di adottare piante transgeniche la pratica agricola di ripiantare le sementi conservate dal raccolto dell’anno precedente. Ogni anno, infatti, viene venduto al coltivatore un nuovo seme, insieme al pesticida corrispondente. Date le gravi difficolà di ritornare alla coltivazione tradizionale, poiché non sono del tutto noti il modo e la misura attraverso i quali le piante transgeniche ‘contaminano’ il campo anno dopo anno, l’agricoltore rimane legato alle ditte che detengono il monopolio mondiale della produzione di semi transgenici. In sostanza, gli stretti vincoli imposti dalle industrie biotecnologiche all’utilizzo delle sementi sembrano troppo onerosi per i piccoli agricoltori, in particolare nei paesi in via di sviluppo 16 . A causa di queste perplessità e di motivi economici, politici e culturali, la circolazione di organismi geneticamente modificati ha visto una netta contrapposizione tra Stati sostenitori, produttori e esportatori di OGM e Stati che pongono barriere di diverso genere a questo commercio o lo costringono attraverso regolamentazioni più o meno rigide. Il 29 gennaio 2000, 103 Stati, parti della Convenzione sulla biodiversità, hanno firmato a Montreal, in Canada, il Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza 17 . Questo accordo, entrato in vigore l’11 settembre 2003, disciplina il trasferimento, la manipolazione e l’uso degli organismi viventi modificati (Living Modified Organisms, LMOs) ottenuti con la moderna biotecnologia, con particolare attenzione verso i movimenti transfrontalieri di questi prodotti. Il protocollo di Cartagena si occupa solo di una definita categoria di organismi geneticamente modificati, quelli viventi, che prendono il nome di Living Modified Organisms, LMOs 18 . Questi organismi sono ancora in grado di trasferire e replicare materiale genetico e includono i semi delle piante, importati per essere piantati e coltivati nel paese di destinazione (nel linguaggio del protocollo, sono finalizzati all”emissione deliberata nell’ambiente”) 19 o essere destinati all’alimentazione umana, animale o alla successiva lavorazione (ad esempio soia, mais e frutta destinati al mercato alimentare). Non rientrano nella disciplina del 16 ZARRILLI S., op. cit., p. 44. 17 Cartagena protocol on biosafety to the Convention on biological diversity, PBS, Montreal, 29 gennaio 2000, 39 ILM 27. 18 V. infra, cap. 2 par. 7. 19 Protocollo di Cartagena, art. 7, v. infra, cap. 2 par. 9.

Anteprima della Tesi di Carlo Maria Vincenzo De Naro Papa

Anteprima della tesi: Movimenti transfrontalieri di organismi geneticamente modificati: protocollo di Cartagena e norme dell'OMC, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Carlo Maria Vincenzo De Naro Papa Contatta »

Composta da 200 pagine.

 

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