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La distribuzione dei tassi di crescita del manifatturiero cremonese: un'analisi su panel fisso

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3 I lavori più importanti a riguardo furono quelli di Hart e Prais (1956) Simon e Bonini (1958), Mansfield (1962), Singh e Whittinghton (1975) ed infine quello di Brusco ( 1979). Hart e Prais avevano messo in rilievo l’assenza di un impatto della dimensione aziendale sulla variabilità della crescita, al contrario Mansfield, Singh e Whittinghton avevano osservato un trend decrescente della variabilità rispetto alle dimensioni, più un azienda cioè era dimensionalmente consistente meno variabile di conseguenza era la sua crescita. E’ allora evidente che una eguale variabilità dell’indice di crescita in differenti classi implica un minor grado di stabilità nelle dimensioni: aziende grandi hanno infatti la medesima possibilità di quelle più piccole di saltare verso una classe dimensionalmente più grande così come verso una di più modeste dimensioni. Dal punto di vista della legge di Gibrat è rimarcabile che, rispetto alle loro dimensioni , imprese grandi non sono più stabili delle imprese piccole. In accordo con Scherer l’evidenza statistica mostra che la variabilità è più contenuta nelle imprese grandi rispetto a quelle piccole. Brusco perviene alle stesse conclusioni considerando una serie di industrie emiliane negli anni ’70. La legge di Gibrat è stata quindi utilizzata in due direzioni principali. Per un verso, infatti , col principio della crescita proporzionale potevano essere spiegati i processi di concentrazione in atto nei settori industriali. La concentrazione del prodotto in poche imprese, ed il potere di mercato che ne deriva, potevano, in questo modo, attribuirsi semplicemente al funzionamento di meccanismi casuali. Usata in questa direzione, l’ipotesi di Gibrat si rivela efficiente – cioè produce una situazione industriale concentrata partendo da una situazione a concentrazione nulla – anche se la deviazione standard dei saggi di crescita delle imprese varia con il variare della classe di dimensione; o anche se il saggio di crescita di un impresa, in un periodo dato, dipende dal saggio di crescita di quella impresa nei periodi precedenti; o anche se si assume che nascano continuamente imprese nella classe di dimensione più piccola, purché il numero delle nascite non sia troppo alto rispetto al numero delle imprese presenti, o anche se si assume che, a caso, un certo numero di imprese, durante ogni periodo preso in considerazione, muoia, ovvero fallisca o venga posto in liquidazione.

Anteprima della Tesi di Andrea Soldi

Anteprima della tesi: La distribuzione dei tassi di crescita del manifatturiero cremonese: un'analisi su panel fisso, Pagina 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Andrea Soldi Contatta »

Composta da 386 pagine.

 

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