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La Biennale di Dakar

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Dak’Art e l’arte contemporanea africana 7 Lo sviluppo dell’arte contemporanea africana Gli artisti africani che hanno accesso alle grandi mostre e alle gallerie occidentali sono comunque ancora pochi e quelli che ne hanno la possibilità sono spesso residenti fuori dal continente; in Africa le strutture che hanno la capacità di promuovere gli artisti a livello internazionale sono infatti estremamente rare. Va comunque sottolineato che l’arte contemporanea africana ha una sua storia (fatta di protagonisti, istituzioni, pubblicazioni ed esposizioni) ed una sua critica d’arte 21 , che negli ultimi dieci anni è cresciuta e si è sviluppata in modo particolarmente significativo, sia in Occidente che in Africa. Il continente non è dunque nuovo (da scoprire e vuoto), non è immobile (legato cioè soltanto alle sue tradizioni ancestrali), né isolato, né esclusivamente povero 22 . Tra gli anni Venti e gli anni Sessanta, l’arte contemporanea africana cominciò a svilupparsi: alcuni artisti africani esposero in Occidente e scuole, laboratori d’arte e musei furono aperti in diversi paesi dell’Africa; i centri europei e statunitensi presentarono in particolare mostre d’arte coloniale e collettive di scuole d’arte africane ed i professori di questi istituti erano essenzialmente occidentali. In questi anni diverse società africane di cultura furono fondate, come quella di Parigi nel 1955 e quella americana nel 1957. Nel 1962 Frank McEwen diresse il primo congresso internazionale di cultura africana (ICAC) a Salisbury in Rodesia (oggi Harare, capitale dello Zimbabwe), all’interno del quale furono organizzate tre esposizioni 23 . L’evento che però diede una forte scossa all’arte e alla cultura africana fu il primo Festival Mondial des Arts Nègres del 1966, la colossale manifestazione organizzata a Dakar dall’allora presidente del Senegal Léopold Sédar Senghor 24 : il Festival radunò occidentali ed africani per mostrare al mondo quanto l’Africa fosse interessante. Oltre a diventare un evento mitico il Festival fu anche un ottimo promotore delle collezioni di arte africana, facendo aumentare le quotazioni e le vendite (nonché i furti sul continente). Altri festival provarono poi ad imitare la gloria del primo, ma nessuno riuscì ad ottenere un simile rimbombo. Ci provarono in Algeria ed ancora in Nigeria, ma nessun successo. Il continente bisbigliava: qualche mostra all’estero, qualche acquisto di collezionisti e turisti, qualche nuova scuola e galleria. Per dare una scossa a questi piccoli semi, bisognò attendere “i maghi della terra”. 21 Cfr. paragrafo La critica d’arte africana. 22 La mancanza di informazione dà spesso un’immagine distorta del continente africano, che appare agli occhi di molti come un paesaggio abitato esclusivamente da miseria, guerra e disperazione. Come dice John Picton in Yesterday’s Cold Mashed Potatos (in Art Criticism and Africa, a cura di Katy Deepwell, Saffron Books, African Art and Society Series, London, 1997, p. 22) “In un senso o nell’altro, la gente produce arte in Africa da qualcosa come due milioni di anni”. 23 Anthologie de l’art africain du XX siècle..., pp. 398-399. 24 Cfr. capitolo Il contesto senegalese della Biennale di Dakar.
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La Biennale di Dakar

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Iolanda Pensa
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Luciano Caramel
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 252

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Parole chiave

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arte contemporanea africana
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