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La Biennale di Dakar

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Dak’Art e l’arte contemporanea africana 10 fantasiosi disegni a matitia, Seni Camara (1939 circa, Senegal) con sculture antropomorfe, Mike Chukwukelu (1945, Nigeria) con sculture fatte di tessuto e pupazzi, Efiaimbelo (1925 circa, Madagascar) con statue su lunghi bastoni, John Fundi (1939, Mozambico) con delle sculture, Kane Kwei (1924-1992, Ghana) con bare/sculture, Bodys Isek Kingelez (1948, Congo Kinshasa) con modelli di città, Agbagli Kossi (1934-1991, Togo) con sculture di uomini e serpenti, Esther Mahlangu (1935, Sudafrica) con i disegni geometrici con i quali decora le case, Henry Munyaradzi (1933, Zimbabwe) con sculture di testi, molto lineari e semplici, Chéri Samba (1956, Congo Kinshasa) con la sua pittura tanto vicina al fumetto, Twins Seven Seven (1944, Nigeria) con intricati disegni di personaggi, natura e animali, Chief Mark Unya e Nathan Emedum (Nigeria) con sculture di fili di lana e Cyprien Tokoudagba (1954, Benin) con disegni e sculture geometriche di uomini e animali. Secondo i testi in catalogo, dopo una riflessione sui metodi e sui criteri, la selezione degli artisti cominciò con visite agli atelier, investigando sui luoghi d’arte e sulle comunità artistiche, partendo da indagini bibliografiche, contatti con etnografi, mercanti d’arte, esperti locali e altri artisti. Individuati dei gruppi, i ricercatori incaricati passarono poi alla scelta dei nomi, isolando i protagonisti più interessanti (come raccontano nel catalogo Mark Francis 36 e André Magnin 37 ). Gli artisti, che avevano comunque tutti un contatto con l’Occidente e la sua cultura, vennero così individuati cercando opere che comunicassero valori metafisici, “un senso” (da qui la scelta di “Magiciens” nel titolo, evitando di usare la parola “arte” che è un concetto estraneo a molte culture). Furono adottati gli stessi criteri che si usano per artisti occidentali, applicandoli con la flessibilità richiesta da contesti diversi: i criteri furono l’originalità e l’invenzione rispetto al contesto culturale; la relazione dell’artista con il suo ambiente, adesione o critica; la corrispondenza tra le idee dell’artista e la sua opera ed il cammino dell’artista che lo conduce a radicalizzare le sue idee, traducendole in forme attraverso procedure estreme e l’attenzione al processo creativo più che alle qualità formali delle opere, per sottolineare la diversità creativa e le sue molteplici direzioni. Furono generalmente scartati gli artisti che si ispirano al “primitivismo”, non volendo essere un’esposizione basata sulla similitudine formale, e non furono incluse opere sulla cui autenticità si avevano dubbi, opere che per la nostra percezione e le nostre conoscenze risultavano mal comprese o incomprese: queste opere infatti, secondo Martin 38 , risultavano “invisibili”, perché non era possibile un approccio (non avendo certi segni un rapporto con qualcosa di conosciuto o essendo le caratteristiche stilistiche estranee al nostro gusto occidentale). Non furono nemmeno incluse le opere inscindibili dal loro ambiente e opere che apparivano con contenuti marginali rispetto ai nostri occhi di occidentali o che erano marginali nel loro contesto. Furono inseriti anche artisti occidentali per non ghettizzare gli artisti dei paesi terzi, collocandoli ingiustamente in una categoria etnografica. Le opere ovviamente furono poi scelte con il gusto e la sensibilità soggettiva dei ricercatori. Jean- Hubert Martin 39 sostiene infatti che se si fosse cercato di dare oggettività e assolutezza a queste scelte si sarebbe caduti nell’incomprensione da parte del pubblico. L’esposizione 36 Mark Francis, True Stories, ou Carte du monde poétique, in Magiciens de la Terre, pp. 14-15. 37 André Magnin, 6° 48’ Sud 38° 39’ Est, in Magiciens de la Terre, pp. 16-17. 38 Jean-Hubert Martin, Préface…, p. 9. 39 Ivi, pp. 8-11.
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La Biennale di Dakar

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Iolanda Pensa
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Luciano Caramel
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 252

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dakar
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