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Peter Pan, il bambino che non voleva crescere: dalla letteratura al cinema

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7 La storia narrata dalla pellicola risulta essere non solo più breve rispetto alla fonte originale, ma anche più adatta ai bambini, il pubblico a cui si rivolge. Si è infatti riscontrato che il film animato rientra nell’etica della compagnia Disney, l’etica dei buoni sentimenti, in cui perfino l’antagonista non merita di morire. Peter Pan appare come un eroe positivo buono e soddisfatto, quindi molto lontano da quella che dovrebbe essere la sua fonte, il Peter di J. M. Barrie. Quest’ultimo è infatti afflitto dal rifiuto di sua madre e la sua voglia di giocare non è altro che un modo per distrarsi. Il Peter Pan creato dallo scrittore vola ogni sera alla finestra della famiglia Darling perché spera di poterne far parte, non si può quindi affermare che sia sereno e contento della propria situazione. L’importanza e l’universalità del personaggio creato da J. M. Barrie hanno fatto sì che la figura di Peter Pan fosse sfruttata in diversi campi oltre a quello del cinema e della letteratura. E’ stata svolta anche una ricerca per individuare in quali altre riletture è stato coinvolto Peter Pan. In precedenza si sono già citate diverse versioni cinematografiche e non in cui compare Peter; si ritiene giusto in questo contesto scrivere qualcosa di più sul secondo episodio delle avventure di Peter realizzato dalla Disney. Peter Pan. Return to Neverland, è uscito in Italia nel settembre del 2002, ma non ha certo avuto il successo del primo episodio. Si è colto un unico spunto interessante: il film animato si apre nel bel mezzo della seconda guerra mondiale, i bambini londinesi non possono più giocare spensieratamente, devono crescere in fretta per poter affrontare i pericoli e la povertà portati dal conflitto. Lo dimostra benissimo Jane, la figlia di Wendy, che non ha più tempo per giocare col fratello più piccolo e che non ride più. La bambina considera le storie di Peter Pan delle frottole, proprio come faceva il nonno Darling; si ricrederà solo dopo essere stata rapita e portata sulla Neverland da Hook. Ancora una volta la Disney si è allontanato dal personaggio creato da J. M. Barrie, che qui ha la funzione di restituire la fantasia e la voglia di giocare a una bambina disillusa. Il Peter Pan realizzato dallo scrittore non avrebbe certo compreso i problemi di Jane, sarebbe stato troppo occupato da se stesso per poter aiutare la bimba a riconquistare fiducia nel divertimento e nell’immaginazione. Non si ritiene che lo scarso successo del film possa essere attribuito alla figura di Peter Pan, simbolo di disagi più che mai attuali, piuttosto alla scarsa originalità della storia creata, spesso basata su cliché molto sfruttati.
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Peter Pan, il bambino che non voleva crescere: dalla letteratura al cinema

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Informazioni tesi

  Autore: Federica Crespi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Nicoletta Vallorani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 173

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Parole chiave

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englishness
film di animazione
infanzia
neverland
nursery
propp
sindrome di peter pan
tecniche cinematografiche
wendy

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