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Il fenomeno naziskin. Analisi di una sottocultura giovanile.

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8 determinato periodo storico del nostro paese a cavallo tra i primi anni ‘70 e la metà degli anni ’80. Chi si spinge oltre e fornisce una definizione molto circoscritta di destra radicale è il politologo Piero Ignazi 16 che argomenta come la mitologia politica della destra radicale prenda a prestito alcuni cardini della tradizione storica pre-rivoluzionaria – in primis l’organicismo e la gerarchia, l’ordine naturale e la disuguaglianza – e li proietti in un mondo nuovo che non può essere il calco idealizzato dell’Ancien régime. In questa accezione il criterio distintivo della “destra radicale” riguarderebbe una ben precisa Weltanschauung: il rifiuto del mondo moderno. Ignazi prosegue “…adotteremo il termine destra radicale in senso molto restrittivo, ad indicare soltanto quella componente che “rifiuta il mondo moderno” sulla scorta delle teorizzazioni evoliane 17 . La destra radicale è quindi una componente decisamente minoritaria dell’estremismo di destra: vi ricadono piccoli gruppi, il più delle volte organizzati come sette chiuse, spesso dedite alla violenza, al gesto esemplare, avvolte in una visione del mondo complottistica e spesso a-razionale, votate alla ricerca di capri espiatori da punire, tant’è che l’antisemitismo è praticamente un basso continuo di queste organizzazioni; i gruppi terroristici sono infatti una variante interna al microcosmo della destra radicale.” E’ tuttavia necessario ammettere che, fatta salva la particolare ideologia che Ignazi riconduce alla destra radicale, molte delle caratteristiche che egli attribuisce a questo particolare tipo di destra sono oggi facilmente riscontrabili in gruppi, movimenti e persino partiti politici – più o meno istituzionalizzati - che rientrano genericamente in un più ampio concetto di estremismo che riconduce a sé la summa delle più rilevanti concezioni ideologiche della moderna destra. 16 Piero IGNAZI L’estrema destra in Europa Bologna 1994, Il Mulino, pp.38-39 17 Julius Evola (Roma, 1898-1974) rintraccia nei valori della “Tradizione” quei valori guerrieri e gerarchici, eroici e ideali ereditati da una antica tradizione ariana e indoeuropea di derivazione nordica. Questi valori hanno trovato parziale espressione in alcuni momenti alti della civiltà (l’Impero romano, il Medioevo ghibellino, il Sacro romano impero) ma sono stati sconfitti dal liberalismo, dall’economicismo e dall’egualitarismo. Il mondo moderno è quindi un mondo di decadenza al quale ci si può opporre solo con la testimonianza, la vita esemplare. Evola fu un isolato, culturalmente e politicamente; i suoi rapporti con il fascismo e poi con il Msi sono sempre stati burrascosi. Tuttavia ha esercitato un fascino enorme nei confronti di intere generazioni di estremisti di destra in Italia e in Europa – inclusa la subcultura giovanile dei naziskin - dai quali è stato universalmente riconosciuto come un “maestro”.
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Informazioni tesi

  Autore: Barbara Bozzetti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Marco Maraffi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 176

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Parole chiave

ciurme
gang
giovani
naziskin
nazisti
politica
skinhead
sottocultura

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