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Le donne e il fascismo

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3 Altrettanto importanti erano le differenze generazionali. Le incomprensioni tra le donne che negli anni trenta raggiungevano la mezza età e quelle che stavano diventando adulte, erano accentuate dal diverso modo di rapportarsi alla cultura di massa e dal culto della giovinezza tanto propagato dal fascismo. 4 Già la guerra aveva scosso profondamente la società scavando un fossato tra le vecchie e le nuove generazioni femminili. Il fascismo accentuò questa divisione esaltando il mito della giovinezza, che veniva così contrapposto al passato liberale considerato vecchio e superato. La donna nuova si confrontava con nuove abitudini di consumo e coglieva le occasioni di vita sociale offerte dalle organizzazioni fasciste e cattoliche. Pur sottoposta alla gerarchia maschile si rapportava ai nuovi modelli di gestione della famiglia e di educazione dei figli, imposti dal regime. Ovviamente si trattava di forme di socializzazione coatta che rientravano nell’insieme delle politiche riguardanti la crescita demografica, il mercato del lavoro, i programmi educativi, scolastici e culturali. Alla svolta del nuovo secolo, sia in Italia che nel resto del mondo le donne erano divenute non solo più visibili, con l’immissione sul mercato del lavoro, ma anche più insistenti nelle richieste di emancipazione e tutela dei propri diritti. Alla vigilia del primo conflitto mondiale nella pubblicistica dell’epoca di discuteva della donna nuova, mentre dagli Stati Uniti – centro e vaporiera del progresso moderno, scenario sia delle opere femminili più attive che delle trasgressioni più folli – giungevano segnali allarmanti e confusi. Si parlava di divorzio, di diffusione delle pratiche di controllo delle nascite, d’innalzamento dell’età matrimoniale, di famiglie nuove, di sovvertimento di collaudati e secolari stereotipi sul maschile e sul femminile: “tutti fattori di trasformazione imputabili ad un’unica causa: la ridefinizione dei rapporti tra pubblico e privato e la conseguente presenza della donna in ambiti di esclusiva pertinenza maschile” 5 . L’immagine di donna moderna “american style”, autonoma e libera, che poteva lavorare e istruirsi, proveniva proprio dagli USA, dove la donna era stata liberata da molti lavori onerosi grazie anche al miglioramento delle tecnologie. 4 Ivi, pag. 32 5 Cfr. N. F. Cott, La donna moderna stile americano: gli anni venti, in G. Duby - M. Perrot, Storia donne in Occidente. Il Novecento, pag. 99

Anteprima della Tesi di Marina Speri

Anteprima della tesi: Le donne e il fascismo, Pagina 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Marina Speri Contatta »

Composta da 152 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.