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Le donne e il fascismo

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4 Anche in Italia, si avvertiva la necessità di costituire una tipologia femminile nuova, ma nel contempo non si voleva raggiungere l’estremizzazione americana, e quindi era necessario un modello che a quest’ultima si contrapponesse positivamente. Tale necessità di un nuovo modello femminile era avvertita come non più procrastinabile. “Un’operazione non facile, né tanto meno rapida, che conobbe anzi fasi alterne, culminate nell’accelerazione impressa dalla Grande Guerra” 6 . Nel corso della Grande guerra infatti le donne diventarono protagoniste nel campo del lavoro, sia nell’industria che nell’agricoltura, sostituendo anche gli uomini al fronte, mentre le Associazioni femminili, laiche e cattoliche, si attivavano nei settori dell’assistenza ai soldati in guerra e alle loro famiglie, proseguendo un’attività che aveva caratterizzato le emancipazioniste dell’ottocento. Nel periodo pre-fascista la questione femminile aveva sollevato grande interesse nelle fila del movimento socialista italiano portando alla ribalta la questione dell’emancipazione femminile: la parità dei diritti e dei salari, il suffragio universale, ed altri temi ancora erano al centro del programma politico del socialismo internazionale. Il movimento liberale non diede alle donne la stessa attenzione, anzi alla luce della difficile situazione economica e politica del Dopoguerra, liquidò le lavoratrici che parteciparono alla produzione industriale durante la Prima guerra mondiale relegandole nuovamente all’interno delle mura domestiche in modo che lasciassero il posto agli uomini di ritorno dal fronte. Ma, come ha rilevato Franca Pieroni Bortolotti, che a lungo si è occupata del femminismo italiano, il prezzo pagato dai governi democratici per la mancata attenzione alle problematiche femminili, fu alto: “infatti, di lì a poco, in Italia sarebbe stato il fascismo, la controrivoluzione, ad utilizzare il femminismo per disgregare la democrazia in Italia: prima, conquistandolo dall’interno, attraverso i gruppi nazionalisti, le società femminili; poi, passando al loro scioglimento, quando esse rifiutavano il protettorato fascista.” 7 Fu dunque il fascismo che ricostruì a suo modo un saldo rapporto fra donna e politica, fra donna e nazione, fra donna e patria, e che elaborò per lei un progetto politico che ridefinì i suoi spazi pubblici e privati. 6 Cfr. H. Dittrich-Johansen, Le Militi dell’idea. Storia delle organizzazioni femminili del PNF, Leo S. Olschki, 2002, pag. 22-23 7 F. Pieroni Bortolotti, Socialismo e questione femminile in Italia. 1892/1922, Gabriele Mazzotta editore, Milano, 1974, pag. 10

Anteprima della Tesi di Marina Speri

Anteprima della tesi: Le donne e il fascismo, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Marina Speri Contatta »

Composta da 152 pagine.

 

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