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Le donne e il fascismo

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6 Lo sforzo di coinvolgere le donne nel processo di fascistizzazione della società non rimase confinato alle campagne; si dispiegò con molta energia nelle città dapprima attraverso l’organizzazione dei Fasci Femminili, preposti all’affermazione della concezione fascista della donna, antiemancipazionista e sessista; successivamente videro la luce una serie di opere di assistenza e di servizi sociali, quali ad esempio l’O.N.M.I., Opera Nazionale per la protezione della maternità e dell’infanzia. Attraverso queste associazioni cominciarono a circolare nuove pratiche educative e igienico-sanitarie, che stimolarono impulsi modernizzatori nei costumi sociali e nella mentalità collettiva e si tradussero nel riconoscimento di alcuni elementari diritti per la donna: dagli asili d’infanzia alla tutela della donna lavoratrice, dall’istruzione ad un’autonoma vita associativa. 11 Negli anni trenta il Duce chiamò la donna alla partecipazione attiva, alle adunate, alle marce, alla costruzione di una Grande Nazione. Nacquero così il Dopolavoro e le organizzazioni sportive, dove le donne, ovviamente sotto stretto controllo maschile, svolgevano funzioni assistenziali e addirittura sviluppavano una coscienza di razza che sarebbe servita poi a distanza di tempo come supporto ideologico per la politica coloniale. Si trattò di una vera e propria politica per la formazione della donna che veniva istruita nell’economia domestica, nell’educazione all’infanzia, nell’assistenza sociale ed educata alla salute e a una sana maternità attraverso l’introduzione dell’educazione fisica e dello sport femminile. Se da un lato il fascismo condannava tutte le pratiche sociali connesse con l’emancipazione femminile, dal voto al lavoro extra-domestico, al controllo delle nascite, dall’altro, nel tentativo di accrescere la forza della nazione si vide costretto ad utilizzare tutte le risorse disponibili compresa la risorsa “donna” e così finì per promuovere quegli stessi cambiamenti che cercava di evitare. Emerge qui l’ambivalenza propria degli organismi di massa promossi dal Regime che in più di un’occasione sono stati messi in evidenza dai sociologi: da un lato, infatti, tali organismi erano istituiti con l’intento di realizzare un controllo sociale, dall’altro per costituire delle occasioni di ascesa sociale per le classi intermedie a cui spesso era affidata la loro direzione politica; per contro, però, “essi contribuirono spesso ad attivare processi di reale 11 Cfr. De Grazia, Le donne nel regime fascista, pag. 326-327
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Le donne e il fascismo

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Informazioni tesi

  Autore: Marina Speri
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Maurizio Zangarini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 152

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Parole chiave

accademia di orvieto
diritto di voto
donne
fascismo
massaia rurale
mobilitazione
o.n.m.i.
operaie
segregazione
visitatrice fascista

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