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Le donne e il fascismo

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7 modernizzazione della società dagli esiti imprevedibili e soprattutto costituirono uno strumento di partecipazione e di presa di parola da parte dei soggetti sociali coinvolti, in forme e modi del tutto contrari agli interessi del regime stesso. 12 La mobilitazione di massa, la modernizzazione dei servizi sociali e negli anni trenta il militarismo minavano di fatto le basi del concetto tradizionale di donna e famiglia. Al fascismo aderirono subito le donne giovani e delle città in quanto erano più vicine all’ondata rivoluzionaria ed emancipazionista proveniente dall’Europa. Il fascismo femminile fu all’inizio, come quello maschile, un fenomeno urbano e di provenienza piccolo-medio borghese. Le fasciste della prima ora vedevano nel progetto fascista, l’alternativa al vuoto lasciato dal liberalismo. “Il primo fascio femminile d’Italia venne fondato a Monza da Elisa Savoia nel marzo 1920. Verrà sciolto lo stesso anno insieme ad altri fasci femminili, poi ricostituiti nel 1921, dopo aver eliminato le forze femminili considerate moralmente e politicamente malsane.” 13 Le donne del primo fascismo si confondevano nelle avanguardie femminili europee dell’immediato dopoguerra, che cercavano di utilizzare il patrimonio politico dell’emancipazionismo e del suffragismo del primo Novecento e il riconoscimento del massiccio apporto della manodopera femminile durante la guerra per ottenere il diritto di voto, l’eliminazione di una serie di vincoli di tutela paterna e maritale e gli ancora numerosi divieti d’accesso alle donne a numerose professioni e più in generale alla piena acquisizione della cittadinanza. 14 Queste donne, diverse per idee, provenienza ed esperienze, costituirono una opportunità irripetibile per il fascismo che ne sfruttò abilmente la passione, l’intelligenza ed il carisma per diffondere le sue idee. Nel 1919-20 il Duce si fece carico delle richieste avanzate dalle donne, assumendo anche posizioni rivoluzionarie che però ebbero breve durata : emblematica la questione del diritto di voto, le cui limitazioni e discriminazioni esprimono in realtà molto bene l’ostilità del fascismo all’emancipazione femminile. 12 Cfr. A. De Bernardi, Il fascismo e le sue interpretazioni, Bruno Mondadori, Milano, 1998, pag. 76 13 A. De Bernardi-Scipione Guarracino, Dizionario del fascismo, Bruno Mondadori, Milano 1998, pag. 260 14 Cfr. P. Dogliani, L’Italia fascista 1922/1940, Sansoni Editore, Milano 1999, pag. 97
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Le donne e il fascismo

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Informazioni tesi

  Autore: Marina Speri
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Maurizio Zangarini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 152

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Parole chiave

accademia di orvieto
diritto di voto
donne
fascismo
massaia rurale
mobilitazione
o.n.m.i.
operaie
segregazione
visitatrice fascista

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