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La comunità ebraica di Terni

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12 Si sostiene ciò anche in base alla mancanza di chiarezza da parte di questa produzione legislativa 15 ; in effetti il IV Concilio Lateranense del 1215 vietò agli Ebrei di percepire «usure gravi ed immoderate», lasciando presumere che gli interessi normali fossero permessi. Questo atteggiamento poco chiaro nei confronti dei prestatori ebrei, di cui beneficiarono anche i ceti più abbienti, fu mantenuto soprattutto a causa della difficoltà degli strati sociali più poveri di accedere ai circuiti di credito considerati moralmente leciti; poter usufruire dei circuiti del piccolo prestito su pegno significava poter avere a disposizione un approvvigionamento di modeste somme o quantità di denaro o di beni a credito a breve termine, che scoraggiavano comportamenti criminosi dei segmenti più poveri della società 16 . Il fatto che la Santa Sede facesse ricorso al principio del “minor male” 17 , non chiarendo la posizione dei banchieri ebrei, non fece altro che agevolare, verso la fine del Duecento, i loro primi tentativi nella marcia come prestatori. 15 È questa l’opinione del giurista Vittore Colorni. Si fa rimando, in particolare, a V. Colorni, ”Prestito ebraico e comunità ebraiche nell’Italia centrale e meridionale”, in Rivista di storia del diritto italiano, VIII (1935). 16 Cfr. M. Luzzati, “Banchi e insediamenti ebraici nell’Italia centro-settentrionale”, contributo apparso nell’XI volume degli annali della Storia d’Italia dedicato a Gli Ebrei in Italia, Torino 1996, pag.178. 17 Il “male minore” si rivelava essere l’accondiscendenza verso l’usura ebrea rispetto all’aumento di povertà tra il popolo che avrebbe potuto provocare atti di criminalità.

Anteprima della Tesi di Eleonora Manni

Anteprima della tesi: La comunità ebraica di Terni, Pagina 9

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Eleonora Manni Contatta »

Composta da 130 pagine.

 

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