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Rileggere la II Guerra Mondiale: Joseph Heller e Kurt Vonnegut

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15 Le più profonde e incisive testimonianze sulla guerra si colgono, perciò, nei testi talvolta usciti a distanza di parecchi anni, dopo una lunga rielaborazione interiore, e che si presentano come romanzi in cui l’autobiografismo è stato in qualche misura decantato, grazie ad un uso consapevole del mezzo letterario. In questo senso, uno dei testi più sconvolgenti sulla Grande Guerra è In Stahlgewittern (1920) di Ernst Jünger, un diario molto rimaneggiato e diviso in capitoli come un romanzo. L’opera può essere letta come una sorta di apprendistato spirituale, in cui la carica aggressiva e la volontà di potenza del sottotenente Jünger si confrontano con lo scenario da massacro e da morte-in-vita in cui egli combatte. Peraltro, nota Casadei, il testo di Jünger è caratterizzato da un’evidente esaltazione sanguinaria, che svela in realtà il tentativo di mantenere un senso all’individuo umano di fronte al dominio tecnologico-statale, attraverso un eroismo disperato. Si tratterebbe di un caso forse estremo di difesa degli ideali bellici e i problemi posti da Jünger sono i più sconvolgenti che la Prima guerra mondiale lasciò come eredità diretta. 15 Non si deve, però, dimenticare, nella letteratura di fine Ottocento-inizio Novecento, l’importanza dell’estetizzazione della violenza (concezione che porta a considerare artistica la manifestazione dell’energia naturale e quasi ferina, che si scatena ogni volta che si decide di abbandonare la regolamentazione data dalla cultura) e quella della morte eroica in battaglia. 16 Uno dei più importanti sostenitori di quest’interpretazione della guerra è Gabriele D’Annunzio, il poeta che incarna il mito dell’“esteta armato”. Si tratta di una versione estroversa e aggressiva del semplice esteta, colui cioè che vuole costruire la propria vita come un’opera d’arte: per questi, il gesto memorabile, l’azione avventurosa, il rischio, la violenza stessa assumono, idealmente, un significato estetico, quasi che il personaggio immagini e nell’atto di compierla percepisca la propria azione già immortalata in un’opera d’arte. 17 La cosa, in D’annunzio, sarà ben più evidente negli anni della guerra: l’azione militare non è mai disgiunta da rituali e compiacimenti estetizzanti. 15 Casadei, Alberto, op. cit., pag. 43-46. 16 Ibid., pag. 55. 17 Sotto questa concezione c’è anche una sorta di presunzione di onnipotenza, che ha le sue radici nel superomismo nietzscheano, nella teoria cioè di un uomo superiore le cui doti gli consentano il dominio della realtà e della massa e gli permettano di sfiorare l’immortalità.

Anteprima della Tesi di Cristina Marozzi

Anteprima della tesi: Rileggere la II Guerra Mondiale: Joseph Heller e Kurt Vonnegut, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Cristina Marozzi Contatta »

Composta da 271 pagine.

 

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