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Rileggere la II Guerra Mondiale: Joseph Heller e Kurt Vonnegut

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10 Non è dunque stupefacente se, nei primissimi anni dell’Ottocento, si creò un nuovo mito dell’eroismo, che vedeva nel trionfatore Napoleone il suo modello principale: persino Hegel identificò in lui lo spirito del mondo, e Ludwig van Beethoven gli dedicò la sua terza sinfonia, davvero innovativa. Ma come il grande musicista, che, capite le reali intenzioni dell’Imperatore, decise di cancellare la dedica e di intitolare la sinfonia Eroica, così molti altri artisti e intellettuali tardo- illuministici o romantici si scontrarono dapprima con la realtà effettuale della ragion di stato e delle ansie dittatoriali ed espansionistiche di Napoleone, e poi con l’apparente chiusura della fase rivoluzionaria, sancita dal Congresso di Vienna del 1815. In realtà, dopo quella data continuò ad essere attivo nella letteratura (più ancora nella lirica che non nella prosa) il mito della rivolta contro gli oppressori, quasi sempre legato a rivendicazioni nazionalistiche e a concezioni politiche di tipo liberale o radicale. La guerra divenne “giusta” anziché “santa”, e i diritti dei popoli furono al centro di molte opere che, magari in veste allegorica, trattavano d’antiche battaglie o rivolte. Lo stesso romanzo storico così come lo concepì Walter Scott si prestava ad interpretazioni politiche, e le guerre narrate (ad esempio, quelle fra Normanni e Sassoni in Ivanhoe, 1820) assumevano valenze libertarie. 12 E’ evidente, quindi, che nei primi decenni dell’Ottocento si creò una nuova retorica militaresca, che aveva una funzione esortativa e propagandistica, e che vedeva nella guerra l’unico strumento per la conquista del bene sommo dell’indipendenza nazionale. Questa retorica proseguì fino al compimento delle varie guerre di liberazione, salvo poi essere sostituita da una più direttamente legata alle nuove ideologie politiche e a nuovi tipi di rivoluzione (specie quella comunista). In ogni caso, la spinta democratica post-1789 costituì un eccezionale impulso per le classi subordinate: a quella spinta contribuì anche la letteratura di guerra di tipo esortativo, che trovò negli inni nazionali la sua più evidente espressione. Ma già alla fine della prima fase di rivolte e di lotte contro la restaurazione dell’ancien régime (cioè dopo il 1830 e la salita al trono di Luigi Filippo d’Orléans) si cominciò a leggere, proprio nelle opere degli scrittori un tempo favorevoli alle guerre di liberazione, una descrizione della guerra sempre meno retorica ed esteriore. 12 Casadei, Alberto, op. cit., pag. 27-28.

Anteprima della Tesi di Cristina Marozzi

Anteprima della tesi: Rileggere la II Guerra Mondiale: Joseph Heller e Kurt Vonnegut, Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Cristina Marozzi Contatta »

Composta da 271 pagine.

 

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