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Rileggere la II Guerra Mondiale: Joseph Heller e Kurt Vonnegut

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11 Il caso esemplare è quello di La Chartreuse de Parme (1839) di Stendhal, un romanzo in cui la guerra si riduce ad un insieme di sequenze casuali, ad una presa di coscienza dell’inutilità degli sforzi, se questi tendono all’estetica dell’eroismo, al compiere l’azione bella e memorabile in mezzo ad una lotta che ormai si conduce da lontano con fucili e cannoni. Il tono della narrazione è perciò disincantato, e la diminuzione dell’eroe a sciocco inesperto non potrebbe risultare più evidente. Certo, il desiderio di agire secondo grandi modelli, tipico di tanti personaggi romanzeschi, domina sulla reale comprensione dei meccanismi della lotta militare. Peraltro, rispetto ai proclami epici antichi, il distacco più illuministico che romantico di Stendhal segna una nuova stagione nella modalità di rappresentazione della guerra (che troverà poi un corrispondente nelle pagine dedicate a Waterloo in Vanity Fair, 1847-48, di William Thackeray o in quelle de Les Misérables, 1862, di Victor Hugo). 13 Lev N. Tolstoj ha affermato a più riprese che le pagine stendhaliane di La Chartreuse de Parme (1839) costituiscono il modello principale per le battaglie descritte in Guerra e Pace (1863-69). Comunque sia, la guerra e la pace rappresentano, secondo Tolstoj, la totalità della vita umana. La pace è il tempo delle vicende quotidiane, degli amori fuggevoli e delle chiacchiere nei salotti aristocratici. Nella guerra entra in gioco potentemente la morte. Chi riesce ad affrontarla non in modo estetico, ma etico, rimanendo fedele a se stesso e all’impegno di guardare in faccia la realtà proprio nei suoi aspetti più terribili, riesce anche a comprendere la verità valida per lui. La guerra rivela la morte, ma – proprio per questo - rivela anche la vita. La sua negatività può trasformarsi in un bene, a patto di non ridurla a scontro di potenze, all’esteriorità tremenda della strage, come i condottieri napoleonici. Allora la guerra diventa lotta per niente, addirittura per il niente. Così in Guerra e Pace la visione della guerra è portata da un piano storico-teorico ad uno autenticamente realistico, in cui non sono descritti soltanto gli aspetti esteriori o quelli tattico-strategici, ma è soprattutto individuata una causa dietro gli avvenimenti, che li riconduce ad una visone totale. In questo senso il romanzo di Tolstoj rappresenta un equivalente dell’epica antica, a partire da un mondo in cui si scontrano solo uomini e non più dei 13 Ibid., pag. 29-31.

Anteprima della Tesi di Cristina Marozzi

Anteprima della tesi: Rileggere la II Guerra Mondiale: Joseph Heller e Kurt Vonnegut, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Cristina Marozzi Contatta »

Composta da 271 pagine.

 

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