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La patologia del gioco d'azzardo nell'età moderna. L'informazione come cura

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10 Egli è un giocatore ma non è un semplice giocatore, così come il cavaliere avaro di Puskin non è un semplice spilorcio. Egli è nel suo genere un poeta, ma egli stesso si vergogna di questa poesia, perché sente profondamente la sua bassezza, anche se la necessità del rischio lo nobilita ai suoi stessi occhi. Tutto il racconto è il racconto di come egli già da tre anni va girando per le case da gioco…si tratta della descrizione i una specie di inferno. Nell’idea originale del romanzo lo Scrittore prefigura un ravvedimento per il giocatore ma nell’opera pubblicata, egli dichiara che smetterà solo quando raggiungerà il pareggio. Se si considera che in quel periodo Dostoevskij era alla disperazione e, pur col rischio di vedersi negati i diritti, giocava cifre sempre più grosse il parallelismo con le storie raccontate dai nostri pazienti è evidente, come la contraddizione intrinseca che essi esprimono nei loro racconti ben si configura nella descrizione testé riportata. In lettere private scritte dopo la pubblicazione del romanzo, Dostoevskij cerca disperatamente di giustificare la sua passione: …se solo riuscissi a giocare freddamente…a non perdere il controllo… sono frasi sempre più ricorrenti. Prometteva di smettere ma non vi riusciva a dispetto della enorme quantità di debiti contratti: la malattia e la negazione della stessa presenti in quella personalità a livelli elevati. Comincia a scrivere Delitto e castigo, e per velocizzarne la stesura assume una stenografa, Anna Grigorevna Snitkina, che sposerà nel 1867. Nel 1866 esce a puntate sul “Russkij vestnik” (Il messaggero russo), Delitto e castigo. Lo stesso anno termina il giocatore.

Anteprima della Tesi di Marco Ciampoli

Anteprima della tesi: La patologia del gioco d'azzardo nell'età moderna. L'informazione come cura, Pagina 10

Laurea liv.I

Facoltà: Sociologia

Autore: Marco Ciampoli Contatta »

Composta da 115 pagine.

 

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