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Paradisi fiscali e centri finanziari offshore: uso e abuso nei casi Parmalat ed Enron

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4 incoraggiare il trasferimento delle attività in giurisdizioni ancora più remote e sottoregolamentate. L'attività dei paradisi fiscali e dei CFO non può essere più a lungo ignorata perché è diventata ciò che un rapporto delle Nazioni Unite sul riciclaggio 1 definisce come “an enormous hole in the international legal and fiscal system”. Un sistema del genere è stato tollerato per anni e la responsabilità va ricondotta alle grandi potenze che non hanno avuto il coraggio e la lungimiranza di fare ordine nell’arcipelago offshore. Ad onor del vero qualcosa si sta finalmente muovendo e una brusca accelerazione, almeno nelle intenzioni, è conseguita alla tragedia dell’11 settembre ed in seguito a due crack finanziari che hanno visto come protagoniste due aziende “modello” come Parmalat ed Enron. Prima del crollo delle Torri Gemelle esistevano due linee di pensiero, una più dura, vicina alla filosofia dell’Unione Europea, secondo la quale era ormai ineludibile modificare in senso più restrittivo le deboli legislazioni dei paradisi fiscali, l’altra più soft, rappresentata dall’amministrazione statunitense, ai cui occhi i paesi offshore non apparivano così pericolosi. Solo nel luglio 2001 il presidente George W.Bush aveva respinto al mittente un piano del Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale (GAFI) dell’OCSE (Organizzazione per le Cooperazione e lo Sviluppo Economico), che prevedeva misure severe nei confronti dei paradisi fiscali. Dopo quello che è successo appaiono tutti più determinati, anche se è bene nutrire più di un dubbio visto che come vedremo nel capitolo conclusivo, molti dei paradisi fiscali si trovano proprio all’interno dei Paesi più industrializzati. Il problema è di pura volontà politica, perché se si è riusciti ad imporre pesanti piani di aggiustamento strutturale a grandi paesi come Argentina e Russia, al di là delle pesanti conseguenze che essi hanno provocato in queste nazioni, appare inverosimile che non si possa limitare l’immunità finanziaria e fiscale di piccoli Stati. E’ evidente, quindi, che la pressione di alcune lobbies internazionali è stata talmente forte da impedire di assumere decisioni che andassero verso una regolazione del 1 United Nations Office for Drug Control and Crime Prevention “Financial Havens, Banking Secrecy and Money Laundering” , 1998.

Anteprima della Tesi di Lucia Serafini

Anteprima della tesi: Paradisi fiscali e centri finanziari offshore: uso e abuso nei casi Parmalat ed Enron, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Lucia Serafini Contatta »

Composta da 209 pagine.

 

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