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Le metafore culinarie nella narrativa di Salman Rushdie

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epopea e le varie peripezie, Saleem si mette in marcia con il figlioletto verso la fabbrica di un cibo delizioso che gli ricorda la sua infanzia; dopo un lungo viaggio a Nord, scopre che la padrona della fabbrica è Mary Pereira, la sua balia. E’ tornato alle origini, ma precocemente invecchiato; incontra Padma, una delle operaie, e qui il racconto- Odissea si salda con il presente. “To pickle is to give immortality, after all: fish vegetables, fruit hang embalmed in spice-and-vinegar; a certain alteration, a slight intensification of taste...” (p. 461). Nonostante il processo di chutnificazione implichi trasformazione, distorsione di gusti, esso è necessario per curare l’amnesia della nazione; l’arte sta nel modificare il grado di intensità della fragranza, ma non il tipo. I pickles diventano, così, immortali nella speranza rushdiana che “One day, perhaps, the world may taste the pickles of history.” (p. 461); nell’Abracadabra di un mondo di maghi e profeti. “Ricordare è sapere” sosteneva Platone nel concetto di anamesi, 1 dove “sapere”, dal latino sapio, oltre a evidenziare la relazione tra 1 Menone, 80 e-82b; traduzione di G. Reali, La Scuola, Brescia 1988.

Anteprima della Tesi di Elisa Faiulo

Anteprima della tesi: Le metafore culinarie nella narrativa di Salman Rushdie, Pagina 14

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elisa Faiulo Contatta »

Composta da 140 pagine.

 

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