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Distretti produttivi, prerequisiti ambientali e apprendimento. Un'analisi del polo di Barletta

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Capitolo 1 - Analisi di un’entità geo-economica: il distretto 3 l'accento sull’economia di scala, distinguendole in economie interne ed esterne. Le prime, dipendenti dalle risorse delle singole imprese, dalla loro organizzazione e dall’efficienza della loro amministrazione, mentre le seconde dipendenti dallo sviluppo generale dell’industria. Inoltre il Marshall, dichiara che le economie esterne sono attribuite in gran parte ai gruppi di imprese legati da reciproci rapporti (Marshall, 1975, p. 188, cit. in Becattini, 1987, p. 50). Questa teoria, viene criticata dal Sraffa, il quale afferma che le economie esterne ed interne non esistono, dichiarando, inoltre, che tali economie non possono essere invocate per spiegare la legge marshalliana dei rendimenti crescenti (Sraffa, 1926, cit. in Becattini, 1987, p. 43). A questo punto, per avere un quadro più completo dell’argomento è molto importante citare il pensiero del Becattini, che per economie esterne, intende le economie derivanti dalla vicinanza territoriale fra imprese e dell’interazione fra aspetti economici e socio culturali (Becattini, 1987, p. 13). Un’altra caratteristica del distretto è la monosettorialità, vista non come omogeneità produttiva delle imprese all'interno del distretto, ma come parametro di riferimento dell'analisi. Ad esempio nel polo calzaturiero di Barletta, l'attività principale è la fabbricazione di scarpe per lo sport e l'antinfortunistica, ma questa produzione è affiancata da altre attività, come l’intermediazione, il trasporto e il marketing. Così si viene a creare quella che gli studiosi chiamano "atmosfera industriale", ossia l'insieme di tutti quegli operatori che svolgono determinati ruoli, tra i quali risalta la famiglia, che ha un duplice compito: fornisce la forza lavoro e determina con i suoi gusti il mercato. Inoltre, non bisogna dimenticare i retaggi storici culturali che circondano un polo industriale. Infatti, è importante capire le origini dei distretti, nati il più delle volte da botteghe, in cui una sola persona, al massimo due, svolgeva mille mestieri. Quindi, come il Becattini afferma: il distretto è l'evolversi di determinati fattori e circostanze nel tempo (Becattini, 1989, p. 401). Si mettono in evidenza così le potenzialità organizzative di una realtà socioculturale, le possibilità e le capacità di

Anteprima della Tesi di Maria Bracco

Anteprima della tesi: Distretti produttivi, prerequisiti ambientali e apprendimento. Un'analisi del polo di Barletta, Pagina 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Maria Bracco Contatta »

Composta da 152 pagine.

 

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