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Teoria dei sistemi e pedagogia della complessità: fondamenti, orientamenti, problemi

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13 fondamenti ultimi e oggettivi debba mantenere la tensione conoscitiva lontano da nuove possibili radicalizzazioni, finanche alla prospettiva che non possa, né debba esistere un eventuale paradigma della complessità; dall’altro, invece, avanza la necessità di costruire una razionalità aperta, del dialogo, nella condizione-auspicio di una pluralità di punti di vista e di paradigmi per un sapere complesso. Riguardo alla teoria dei sistemi tutto ciò si tradurrebbe, ad un capo estremo, nelle posizioni che sostengono l’impossibilità di lavorare entro quadri di riferimento paradi- gmatici generata dalla ‘scoperta’ della complessità. E’ questa, ad esempio, l’opinione sos- tenuta da I. Stengers 22 , che affronta criticamente le ragioni del perché non possa esistere un paradigma della complessità, o da altri autori che fanno propria l’istanza del dubbio permanente e riflettono nei loro lavori uno studio continuo delle operazioni conoscitive stesse. Riguardo alle vie della complessità che si debbono percorrere, secondo Morin, che almeno in parte intersecano con le vie dei sistemi, più precisamente l’irriducibilità del caso o del disordine, il superamento dell’astrazione universalista, la complicazione, l’organizzazione, l’ordine e il disordine, la crisi dei concetti chiari e chiusi e il problema dell’osservatore, D. Fabbri sottolinea un aspetto importante della problematica accennata: Tutte queste strade che conducono, secondo Morin, alla complessità, ci sembrano invece fon- dare quelli che sembrano essere i presupposti di una teoria della complessità, solida e sicura tanto quanto le teorie che l’hanno preceduta, e addirittura di una meta-teoria esplicativa. 23 Si tratta dunque di un nodo rilevante sia in senso generale, poiché riguarda le possibilità di costruire conoscenza nella prospettiva culturale della complessità, sia per quanto concerne più da vicino il discorso sulla teoria dei sistemi. L’altro capo del discorso si può ritrovare nelle opinioni diametralmente opposte, a sostegno dell’idea che negli sviluppi culturali attuali si siano realizzati «la messa in om- bra del paradigma fisico e il passaggio a un modo di pensare il mondo con la logica, le parole e la sintassi del paradigma biologico» 24 . Nello spostamento di interesse dalla fisica alle scienze della vita si ritrova un nucleo di adesione attorno all’idea che nella visione sistemica possano situarsi atteggiamenti culturali generali, principi euristici o modelli interpretativi, utili a dialogare con una realtà complessa. Questa prospettiva raggruppa 22 I. Stengers, “Perché non può esserci un paradigma della complessità”, in: La sfida della complessità, cit. 23 D. Fabbri, La memoria della regina. Pensiero, complessità, formazione, Guerini, Milano, 1990, p. 26. 24 F. Frabboni, F. Pinto Minerva, Manuale di pedagogia generale, Laterza, Bari, 1997, p. 113.
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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Ciampanelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Libera Università degli Studi di Bolzano
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della Formazione Primaria
  Relatore: Cesare Scurati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 171

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Parole chiave

apertura sistemica
comunicazione educativa
disciplinarità-interdisciplinarità
educazione all'interdipendenza
system thinking
tecnologie

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