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Un artista ferrarese a Trieste: Giovanni Pagliarini

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5 fu chiamato padre e fondatore dell’accademia di Belle Arti di quella città.» 12 Come evidenzia Scutellari, una delle principali preoccupazioni del conte ferrarese, oltre ad essere la tutela del patrimonio artistico lagunare, fu quella di mettere a disposizione degli allievi una scelta selezionata di opere cui ispirarsi: «La frequenza dei motivi di emulazione, la libertà di studiare scegliendo il modello da una serie di perfezioni di vario genere, fra quelli che debbono riunirsi nella galleria dei quadri ed in quella dei modelli, svilupperebbero maggiormente il talento della gioventù. Le accademie sono più fatte per verificare la forza degli ingegni, che per creare artisti. E la cura di chi dirige lo stabilimento deve essere principalmente per la preziosità dei modelli, e per evitare che mai gl’imitatori diano agli alunni in esempio le proprie produzioni.» 13 Era la prima di una serie di “ricette” proposte per l’aggiornamento della formazione accademica e, più in generale, del gusto artistico dominante nella città lagunare. Rimanendo ancorata ai fasti del recente passato Settecentesco, Venezia non si presentava certo come una delle capitali artistiche del nuovo secolo: lo testimoniano la “fuga” di Francesco Hayez nella più aggiornata Milano, il successo ancora incontestabile della pittura decorativa di stampo tiepolesco, il favore (e le commissioni) di cui ancora godevano i soggetti mitologici. 14 Il richiamo che quindi la città lagunare esercitava sugli aspiranti artisti si riduceva alla necessità - che all’occorrenza poteva loro presentarsi - di esibire un curriculum di studi istituzionali, a quei tempi unica garanzia di professionalità e preparazione. 15 In questo contesto di arretratezza l’operosità di Cicognara fu dunque un bene sia per l’Accademica sia, inevitabilmente, per Ferrara che oltre al vanto di aver dato i natali a un così illustre personaggio, poteva ora vedere incentivata la formazione artistica dei giovani più promettenti. Nel secondo decennio dell’Ottocento prese infatti il via una vera e propria “diaspora” inaugurata dai pittori Giovanni Antonio Baruffaldi, Ferdinando Dalla Valle e dall’incisore Ignazio Dolcetti. 16 Le paterne cure del Conte ferrarese - che non mancò di raccomandare i primi due alla supervisione di Canova durante il periodo del loro pensionato romano – non furono però sufficienti a garantire la buona riuscita delle loro carriere, stroncate da una morte precoce. Baruffaldi e Dalla Valle erano usciti dalla scuola di Saroli dove si erano formati anche artisti come Antonio 12 SCUTELLARI 1893, p. 34. 13 CICOGNARA, Lettere inedite ad Antonio Canova, 1839 in MAZZOCCA (1) 1998, p. 233. 14 Per la ricostruzione dell’ambiente veneziano dell’Ottocento cfr. PAVANELLO 1990, pp. 169 – 176; PAVANELLO 2002, pp. 13 – 94. 15 La mancata esibizione di un documento che certificasse gli studi compiuti impedì all’artista, una volta giunto a Trieste, di dedicarsi all’insegnamento del disegno; viceversa un certificato dell’Accademia di Venezia rientrava fra i documenti esibiti per ottenere il posto vacante di professore di Nudo e Anatomia nel Civico Ateneo di Ferrara; cfr. capitolo settimo, p. 89 e appendice documentaria. 16 Per brevi cenni biografici sui tre artisti cfr. SCUTELLARI 1893, pp. 30, 32; TOMMASI 1999, pp. 313 – 315.
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Un artista ferrarese a Trieste: Giovanni Pagliarini

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Informazioni tesi

  Autore: Eliana Mogorovich
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Massimo De Grassi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 216

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Parole chiave

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pittura ferrarese
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