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Un artista ferrarese a Trieste: Giovanni Pagliarini

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8 Presidente dell’istituzione lagunare, cercò comunque di aiutare il giovane e promettente artista. A lui si rivolse infatti il Municipio di Ferrara per sapere se l’abilità di Pagliarini fosse tale da giustificare la concessione del sussidio da lui richiesto nel maggio del 1830 per sostenere le crescenti spese cui doveva far fronte 31 . Del positivo giudizio espresso da Cicognara si trova traccia in un documento datato alla primavera del 1831 nel quale si fa riferimento ai saggi prodotti dal giovane artista per l’esposizione ferrarese dell’anno precedente tenutasi nell’ex chiesa di Santa Margherita. 32 Fra le opere presentate spiccava la Fede, copia del quadro di Tiziano conservato nel Palazzo Ducale che il giovane aveva già avuto modo di esporre nella città lagunare. Il dipinto fu la prova tangibile dei progressi di Pagliarini, lodato per «diligenza di disegno, buon impasto nel colorito, ed attenzione nella esecuzione», qualità che comunque non erano in grado di mascherare l’irregolarità di contorni e proporzioni. I difetti riscontrati, attribuibili essenzialmente all’altezza del modello, non impedirono al volenteroso studente di ottenere nuovi sussidi da parte di notabili ferraresi spesso rimasti nell’anonimato: è questo il caso dell’«Illustrissimo Signore» cui l’aspirante artista si rivolge con una lettera inviata da Venezia il 20 dicembre 1830. 33 Nella missiva Pagliarini fa riferimento alla colletta che dovrebbe permettergli di «mantenersi ed istruirsi nella difficil’arte della Pittura per anni cinque» ma che, non avendo ancora raggiunto l’intera somma prestabilita, lo costringe a chiedere un’ulteriore sovvenzione. Come garanzia dei suoi buoni propositi, oltre alla particolare raccomandazione di Boari e al ricordo della positiva accoglienza ricevuta dalla copia della Fede di Tiziano, l’artista si impegnava ad eseguire un quadro che sarebbe stato estratto a sorte annualmente fra i suoi benefattori. 34 Oltre ad essere una sicura prova delle doti e della serietà d’impegno costantemente garantita da Pagliarini ai suoi concittadini, questa testimonianza rivela anche come anche una volta entrato nell’Accademia veneziana, l’artista venisse educato alla copia dei maestri del Rinascimento. A questo tipo di formazione gli studenti della città lagunare vennero avviati dall’intelligente preveggenza di Teodoro Matteini, chiamato da 31 ASCFe, Popolazione Sec. XIX, b. 151, n. 790, documento rinvenuto sulla base di SCARDINO 1995, p. 120.; inoltre, cfr. E. CECCON, ibidem. 32 ASCFe, Popolazione Sec. XIX, b. 151, n. 780,documento rinvenuto sulla base di SCARDINO 1995, p. 120. 33 La lettera, appartenente all’archivio privato del rag. Virgilio Ferrari, mi è stata gentilmente messa a disposizione dal dott. Scardino; cfr. appendice documentaria. Lo studioso ferrarese avanza l’ipotesi che lo sconosciuto benefattore sia da identificarsi con il conte Cosimo Masi. Cfr. SCARDINO 1982, pp. 83 - 84. 34 Il mancato reperimento del catalogo dell’esposizione del 1832 impedisce di confermare questa notizia. Stando invece all’ Elenco delle opere d’arte esposte nell’I. R. Accademia delle Belle Arti risalirebbe al 1832 Pagliarini l’esposizione della «Copia all’olio dell’Assunta di Tiziano». (1832, p. 12)

Anteprima della Tesi di Eliana Mogorovich

Anteprima della tesi: Un artista ferrarese a Trieste: Giovanni Pagliarini, Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere

Autore: Eliana Mogorovich Contatta »

Composta da 216 pagine.

 

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