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Un artista ferrarese a Trieste: Giovanni Pagliarini

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10 nella contrapposizion degli oggetti, con sobrietà ed economia distribuì le figure con bella ordinanza, senza esagerare quell’artifizio di cui fecero abuso quasi tutti quelli che gli successero». 41 Oltre ai meriti che gli venivano tradizionalmente riconosciuti per l’uso sapiente dei colori 42 , Tiziano viene ricordato dal conte ferrarese anche per le sue notevoli capacità ritrattistiche, aprendo in questo modo la strada alla rivalutazione di un filone pittorico declassato in sede accademica. 43 Frequentando l’Accademia a partire dal 1829, Pagliarini dovette senz’altro avere come primo maestro di pittura lo stesso Matteini, insegnante che non ha lasciato un segno profondo nel giovane allievo se in seguito ricorderà come maestro il solo Odorico Politi. 44 Già allievo di Teodoro Mattini, del quale in seguito ereditò la cattedra, Politi indirizzò il ferrarese verso la purezza di disegno appresa durante il soggiorno romano compiuto al fianco di Francesco Hayez e Giovanni Demin e svolto all’insegna del culto per Canova. 45 Lo stesso scultore apprezzava lo stile corretto e puro cui tendeva l’udinese, capace di unire questa classicità - esemplare nella Modella (Udine, Musei Civici) - allo studio del Rinascimento veneto evidente riferimento per la Madonna con il Bambino (Udine, Musei Civici). Questi preziosi insegnamenti, cui Pagliarini rimarrà fedele per tutto il corso della sua carriera, vennero completati dall’osservazione della 41 MAZZOCCA (1) 1998, p. 871. 42 «Fra le imitazioni della natura una delle più importanti nell’arte della pittura, e la più dilettevole, e la più difficile è certamente il colorito … Quando il pittore ha ben disposti sulla sua tavolozza tutti i colori e ne ha già incominciato quel turbinoso miscuglio che non può intendersi da altri, un secondo ancora ne forma sulla tela coll’impasto a fusione delle tinte, ed un terzo ne compone del pari colla sovrapposizione di nuovi colori più trasparenti, con cui il primo strato resta velato da un secondo, e da un terzo. Ecco quello che non è soggetto a precedenti, ecco il linguaggio della Divinità che anima lo spirito del pittore, che gli guida la mano, e il pennello, che lo ruota, lo striscia, e lo fa vibrare arditamente dei colpi che hanno apparenza d’esser fortuiti, o lo fa amorosamente lambire i molli e affettuosi contorni; ed ecco la morbidezza, il trasparente, il sanguigno, l’incarnato, la verità, la natura; ecco in una parola Tiziano …» MAZZOCCA (1) 1998, p. 876. 43 Cicognara ricorda la consuetudine che aveva l’artista di inserire ritratti di suoi contemporanei nei propri dipinti: una pratica, questa, che adotterà anche Pagliarini nella Predica del Battista per la chiesa di San Cristoforo di Udine (cfr. capitolo sesto, p. 78 e scheda relativa). Nell’Elogio viene inoltre rievocata l’incredibile verosimiglianza del Ritratto di Carlo V a cavallo «il quale tanta meraviglia cagionò in tutti gli astanti, quando fu appeso nel fondo della loggia, che fin da quel tempo si richiamarono gl’inganni di Parrasio e di Zeusi alla memoria, per dir quanto fosse meravigliosa l’illusione che questo quadro produsse: e le riverenze e gli inchini de’ cortigiani avanti la muta immagine non furono tanto un tributo d’omaggio alla regia persona rappresentata, quanto un segno della profonda ammirazione che destava nei loro animi la sorprendente emulazion della natura …» MAZZOCCA (1) 1998, p. 872. La completa rivalutazione del ritratto verrà pronunciata nella celebre Prolusione pronunciata dal presidente dell’Accademia nel 1823: questa sarà la base dell’articolo Il pittore ritrattista redatto da Antonio Neu Mayr nel 1833; cfr. capitolo terzo, pp. 32 - 34. 44 ASCFe, Lettera indirizzata al Gonfaloniere di Ferrara Antonio Avogli Trotti, Popolazione Sec. XIX, b. 151, n. 3381, documento rinvenuto sulla base di SCARDINO 1995, p. 120. 45 Per la biografia di Politi cfr. GRANSINIGH 2002, p. 794. Secondo MAZZOCCA (1989, p. 62) l’artista udinese non riuscì a liberarsi dal neoclassicismo appreso durante il pensionato romano: questa tesi è contraddetta da PAVANELLO (2002, p. 33) secondo il quale «La carità di san Martino di Odorico Politi, destinata alla parrocchiale di Bertiolo … rappresentava un segnale di apertura in direzione romantica» Sull’Apparizione di San Giorgio cfr. scheda relativa e capitolo quinto, pp. 57 – 59. Assieme a Tiziano, altri punti di riferimenti per gli studenti dell’Accademia erano Canova, di cui venivano copiati i calchi, e Palladio.
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Un artista ferrarese a Trieste: Giovanni Pagliarini

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Informazioni tesi

  Autore: Eliana Mogorovich
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Massimo De Grassi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 216

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Parole chiave

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pittura ferrarese
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