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Il ''no'' del Regno Unito all'euro

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Regno Unito ed Europa: storia di una relazione controversa 11 2. L’approccio alle prime Comunità Europee: la CECA e la CED. Prendendo atto della natura confederale del Consiglio d’Europa, i paesi sostenitori dell’unità europea pensano ad un’alternativa. Comprendono la necessità di dover mirare a interessi economici comuni che permettano di stabilire tra di loro vincoli sempre più stretti fino ad un proficuo riavvicinamento. Ispirandosi alle idee di Jean Monnet, il Ministro degli Esteri francese Robert Schuman elabora a tal proposito un programma il cui oggetto è istituire un organismo di tipo federale che tenda a garantire gli interessi comuni attraverso la rinuncia della propria sovranità da parte degli stati interessati. Tuttavia, una notevole rinuncia susciterebbe forti resistenze e sicuramente vanificato l’iniziativa. Viceversa, un organismo limitato soltanto a specifici settori adempirebbe in maggior misura alla propria funzione. Così, si decide di regolare la produzione europea del carbone e dell'acciaio, settori fondamentali per la ricostruzione postbellica. Il programma assolverebbe al duplice intento di favorire gli investimenti per creare un mercato più libero rispetto a quello più protezionistico presente allora in Europa e di costruire le premesse per una maggiore cooperazione, inizialmente tra Francia e Germania 17 e poi tra queste e gli altri paesi europei, consentendo, così, una generale distensione e il conseguimento della pace mondiale. Naturalmente, un progetto di tale dimensione non può che suscitare delle divergenze tra i paesi invitati a discuterne. L’Italia, la Germania e i paesi del Benelux, e ovviamente la Francia, si pongono in modo entusiastico alla proposta. La Gran Bretagna prima dubita della possibilità che possa effettivamente riuscire e poi, resasi conto invece della sua fattibilità, risponde negativamente. 18 Le perplessità del governo inglese riguardano innanzitutto la scarsa efficienza del programma per il riavvicinamento franco-tedesco. Inoltre, sebbene gli economisti ritengano la rimozione delle barriere commerciali un fatto positivo e coerente con la filosofia liberista britannica, le industrie 17 Le maggiori risorse carbo-siderurgiche europee erano principalmente localizzate proprio al confine fra la Francia e la Germania, il ferro nella Lorena, il carbone nei bacini della Ruhr e della Saar, e da sempre erano state uno dei pomi della discordia franco-tedesca ed una delle concause dei due conflitti mondiali. FERRARI BRAVO L., MOAVERO MILANESI E., op. cit., pag. 8. 18 Gli osservatori dell’epoca fecero notare che i sei paesi favorevoli erano quelli dove l’ideale federalista si era affermato con più decisione durante la guerra. ELLWOOD D.W., op. cit., pag. 439. L’Ambasciata britannica a Parigi commentò invece il discorso di Schuman del 9 maggio 1950 con un telegramma che recitava «la Francia propone alla Germania di mettere in comune il carbone e l’acciaio. Ovviamente non se ne farà nulla». PERISSICH R., Il concetto di allargamento nella storia dell’Unione, in GUERRIERI S., MANZELLA A., SDOGATI F. (a cura di), Dall’Europa a Quindici alla Grande Europa. La sfida istituzionale, Il Mulino, 2001, pag. 48.
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Il ''no'' del Regno Unito all'euro

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Informazioni tesi

  Autore: Donato D'urso
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Lucio Valerio Spagnolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 220

FAQ

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