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Il ''no'' del Regno Unito all'euro

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Il «no» del Regno Unito all’euro 8 Se si trascura la creazione di una struttura molto ridotta di comando e l’instaurazione di semplici contatti militari fra gli stati maggiori dei paesi, il progetto di Unione Occidentale concepita da Bevin non viene supportata da azioni concrete. All’opposto, il governo indirizza la propria politica verso l’Alleanza Atlantica gettando un dubbio sulla sua reale volontà di realizzare l’unità europea. Anche Bevin sembra non più credibile e la sua proposta dell’Unione Occidentale sembra a molti europeisti rivelare ora uno scopo diverso da quello che il Ministro degli Esteri voleva far credere. Emerge, infatti, l’opinione che essa sia stata soltanto una manovra per preoccupare gli Stati Uniti facendo credere loro che, con l’Unione, l’Europa potrebbe agire indipendentemente da essi a meno che non vi avessero partecipato seriamente. 12 Quale che sia stata la sincerità del Ministro degli Esteri, sta di fatto che, d’ora in avanti, qualsiasi dibattito sull’integrazione europea verrà svolto nell’ambito dell’OECE, con la conseguenza che il modello inglese di un’Europa unita all’interno della quale la Gran Bretagna potesse ricoprire un ruolo di leadership non sarà più facilmente proponibile. 13 La mancata attuazione del piano di Bevin tuttavia risiede in ragioni molto più complesse e riguardano principalmente l’assetto istituzionale dell’organizzazione attraverso la quale realizzare l’integrazione europea. Infatti, nessuno dei paesi sembra mettere in dubbio la necessità dell’unità d’Europa. Ciò nonostante, mentre si è concordi su «cosa fare», sorgono delle divergenze su «come fare», cioè sulle modalità di attuazione del processo d’unità. In particolare, i sostenitori del movimento rappresentato al Congresso d’Europa mirano, immediatamente e prioritariamente, ad istituire un’organizzazione la cui struttura prevede organi federali di governo centrale in modo da limitare la sovranità di ogni singolo stato. I leaders inglesi, e lo stesso Churchill, sono invece convinti della necessità di giungere ad una solidarietà europea soltanto attraverso un organismo privo di qualsiasi elemento sopranazionale in modo che le decisioni possano essere mantenute nelle mani di ciascun governo. In alternativa, quindi, 12 A conferma di ciò si ricordi anche la citazione del Foreign Office «gli americani, timorosi del futuro, si impegneranno così tanto che avranno difficoltà a ritirarsi», riferita si alle zone occidentali della Germania ma in quel clima di sospetto si sarebbe potuto facilmente estendere a tutta la strategia inglese. Op. ult. cit., pag. 431-434. 13 L’OECE - Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea – era un organismo sorto con il compito di gestire gli aiuti economici, previsti dal «Piano Marshall» e destinati ai paesi europei per la ricostruzione postbellica, in forma coordinata e organizzata dai paesi beneficiari. Vi aderirono inizialmente Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Portogallo, Svezia, Svizzera e Turchia. Successivamente, parteciparono anche Germania, Spagna, Jugoslavia e Finlandia. Nel 1961 venne assorbita dall’OCSE – Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico - con l’estensione anche a Australia, Canada, Giappone, Nuova Zelanda e Stati Uniti. FERRARI BRAVO L., MOAVERO MILANESI E., op. cit., pag. 5.
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Informazioni tesi

  Autore: Donato D'urso
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Lucio Valerio Spagnolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 220

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