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Orientamenti giurisprudenziali in tema di revocatoria fallimentare delle rimesse bancarie

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15 ottenere la quota di riparto. Un simile risultato interpretativo è, però, inconciliabile con il nostro sistema: il donatario, anche nell’ipotesi in cui vanti un credito nei confronti del debitore, non può certo far valere tale pretesa a norma dell’art. 71 l. fall.; né, d’altra parte, il terzo che ha contrattato a condizioni inique col fallito può pretendere di insinuare al passivo una posta pari al valore del bene restituito alla massa, ma deve accontentarsi di far valere un credito di importo pari al minor valore della controprestazione a suo tempo eseguita e sempre che essa non risulti completamente perduta per la garanzia patrimoniale dei creditori. Oltre che inammissibile sul piano logico, l’interpretazione dell’art. 71 l. fall., proposta dalle teorie anti-indennitarie, è smentita dalla stessa lettera della legge che qualifica come “eventuale” il credito che il terzo può insinuare al passivo, mentre tale non potrebbe essere se davvero esso trovasse il proprio fondamento nella restituzione del bene revocato alla curatela e se la norma avesse veramente la funzione di bilanciare l’avvenuto recupero in modo da ridurre ad un unico denominatore le attribuzioni compiute nel periodo sospetto 13 . Tutte le segnalate incongruenze si riconducono all’equivoco d’aver voluto portare alle estreme conseguenze la tesi del vincolo di indisponibilità, senza accorgersi che essa, attribuendo alla revocatoria una semplice funzione di polizia economica, ossia l’eliminazione dell’impresa dal mercato, risulta incompatibile con i più complessi obiettivi, di carattere solidaristico, che si deve prefiggere una tesi redistributiva. Partendo dal presupposto che la revocatoria serva ad anticipare gli effetti del vincolo fallimentare e prendendo come modello di redistribuzione il riparto che avviene all’interno del concorso, si è ritenuto che l’inefficacia agisca solo sulla fase esecutiva delle operazioni compiute nel periodo sospetto dilatando così lo schema di disciplina proprio della revoca dei pagamenti, con l’effetto di estenderlo a tutte le ipotesi di impugnativa. Tale modo di intendere la funzione redistributiva dell’istituto è palesemente riduttivo. L’azione revocatoria è uno strumento più incisivo e duttile di come lo raffigura la dottrina anti-indennitaria: essa può risparmiare talune operazioni che non risultino pregiudizievoli per la massa, ma può anche servire a sciogliere la curatela da certi fraudolenti impegni negoziali, che non hanno ancora trovato esecuzione. In ogni caso gli effetti dell’azione sono diversi e flessibili 14 a seconda della natura dell’atto e delle concrete finalità con esso perseguite. Rilevando, in conclusione, che l’art. 67 l.fall. non ci aiuta comunque a ricostruire il sistema, né in chiave indennitaria, né in chiave anti-indennitaria, è opportuno sottolineare che 13 Cfr. TERRANOVA, Conti correnti bancari e revocatoria fallimentare, cit., 142. 14 Come d’altronde fa intendere il termine “eventuale”, impiegato dall’art. 71 l. fall. per qualificare la pretesa del terzo.
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Informazioni tesi

  Autore: Marco Francesco Sommariva
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Fabio Marelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 164

FAQ

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