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Orientamenti giurisprudenziali in tema di revocatoria fallimentare delle rimesse bancarie

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6 una condizione necessaria per ogni ordinamento giuridico democratico, che voglia definirsi tale. È innegabile che, se volessimo ricondurre tutta la giurisprudenza degli ultimi venti anni in materia ad una comune idea di fondo, ci accorgeremmo subito che dal 1982, anno in cui la Suprema Corte con la sentenza 18 ottobre numero 5413 ha posto le premesse per un ragionamento che nel corso degli anni si è premurata di ribadire costantemente e di via via specificare, è ravvisabile una tendenza giurisprudenziale ad utilizzare la banca, tramite le revocatorie in discorso, come ‘ammortizzatore sociale’ delle crisi d’impresa. Anche se sullo sfondo di una tale scelta può intravedersi l’onorevole intento di far fronte alle lacune di una delle leggi più datate della Repubblica, ciò non toglie che le somme erogate dalle banche per effetto delle innumerevoli e fruttuose revocatorie, sono destinate a ricadere a danno dell’intera collettività mediante una lievitazione dei costi delle operazioni bancarie, e a creare un eccessivo irrigidimento cautelativo delle banche nei confronti del settore imprenditoriale, anticipando in tal modo il dissesto di molte imprese, le quali, se avessero potuto usufruire del sostegno degli enti creditizi, sarebbero riuscite a ritornare ad un livello normale di economicità e produttività. Dopo tali considerazioni di ordine generale sul fenomeno della revocatoria delle rimesse bancarie, tornando all’iter espositivo da me seguito, ho, preliminarmente, illustrato in termini generali l’azione revocatoria fallimentare. Dopodiché, entrando nello specifico del tema assegnatomi, sono stati esaminati gli orientamenti giurisprudenziali fino al 1982, anno in cui, sarà oggetto di specifica trattazione nel corso del lavoro, la Corte di Cassazione ha compiuto la basilare distinzione fra ‘conto corrente scoperto’ e ‘conto corrente passivo’, creando così, seppur in maniera ‘artificiosa’, un criterio per poter giungere con certezza alla distinzione fra rimesse revocabili e non revocabili. Nell’analisi delle teorie precedenti al leading case del 1982, è stata ricostruita con particolare attenzione la teoria, elaborata dalla c.d. giurisprudenza milanese, della ‘differenza tra il massimo scoperto ed il saldo finale’, perché, ad oggi, come si vedrà, una tale possibile interpretazione viene riproposta ancora in alcune difese delle banche e, ad opinione di parte della dottrina, sarebbe l’unica risoluzione equa del problema, in grado di non penalizzare eccessivamente le banche. Nel proseguo del mio lavoro, ho analizzato tutti gli altri aspetti non considerati dalla giurisprudenza precedente al 1982. Si tratta di integrazioni giurisprudenziali di non poco conto, perché, come si vedrà, possono comportare un’estensione o una riduzione degli importi revocabili in termini anche molto rilevanti.
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Informazioni tesi

  Autore: Marco Francesco Sommariva
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Fabio Marelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 164

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