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Gli U.S.A. e la politica estera di Jimmy Carter: 1977-1981

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11 L’aggressione di Cambogia e Laos così come, sul fronte interno, la vicenda della Kent University ed il caso Watergate, trasmettevano l’immagine di un’America imperialista ed anti- democratica. La fine dei sixties era arrivata insieme alla fine della “età dell’oro” 18 : la stagnazione economica, l’incremento dei prezzi petroliferi, l’inflazione galoppante e l’abbandono del sistema di Bretton Woods non erano solo caratteristiche di una delle più critiche fasi economiche internazionali del ventesimo secolo, erano anche il colpo di grazia per l’illusione modernista della crescita ininterrotta. In questa congiuntura, Carter era un candidato ideale. Egli prometteva un cambiamento profondo ma lo faceva con una retorica sostanzialmente conservatrice, imperniata di moralismo religioso ed al limite del populismo demagogico. Il suo programma era abbastanza moderato e spesso risultava confuso e contraddittorio: per effetto della propria devozione religiosa, ad esempio, era contrario all’aborto ma, pur promettendo provvedimenti per scoraggiarlo, riconosceva la legittimità della libertà di scelta. Con il tasso di disoccupazione ormai intorno all’8%, alcuni liberali di tradizione newdealista e scuola johnsoniana (Humphrey e Hawkins in testa) ipotizzavano un intervento del governo federale per creare artificialmente posti di lavoro. Carter era contrario a simili misure, pensava che la disoccupazione andasse riassorbita favorendo, con tagli delle tasse, gli investimenti privati, ma non escludeva l’eventualità di interventi diretti e temporanei a sostegno di imprese in difficoltà. 18 E. HOBSBAWM, The age of extremes, Vintage Books, New York 1996.

Anteprima della Tesi di Daniel Mori

Anteprima della tesi: Gli U.S.A. e la politica estera di Jimmy Carter: 1977-1981, Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Daniel Mori Contatta »

Composta da 208 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.