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Il crollo del peso messicano e cenni sulla crisi asiatica

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6 causando un aumento ulteriore dell'inflazione. Si scelse di adottare un tasso di cambio fluttuante. Un fattore esogeno che contribuì a questa prima crisi fu l’aumento del prezzo del petrolio in quanto il Messico era importatore totale. Inoltre il primo shock petrolifero causò la recessione in tutte le economie. La scoperta poi di enormi riserve di petrolio a metà degli anni ’70 risolse la crisi del 1976 e facilitò gli sforzi del Messico nel proporsi come leader nel terzo mondo. Le entrate pubbliche aumentavano in modo considerevole, ma furono accompagnate da una spesa pubblica sempre più elevata. Il successore di Echeverría, José López Portillo (1976-1982) infatti, grazie all’esportazione del greggio puntava a rilanciare l’economia attraverso il settore pubblico. Scelse anche di togliere il Messico dall'ombra di Washington attraverso una politica interna ed internazionale antiamericana e favorevole al “terzo mondo”. All’interno, questa politica si configurò con un aumento dei controlli e delle restrizioni sulle entrate e sulle partecipazioni maggioritarie del capitale estero, la maggior parte del quale veniva dagli Stati Uniti. Nel 1982, l’amministrazione Portillo nazionalizzò il settore bancario e adottò un regime di cambio duale. Quest’ultimo era ripartito in un tasso di cambio libero del 113% per le transazioni finanziarie ed un tasso di cambio controllato del 95% per gli scambi commerciali. La costante ascesa del prezzo del petrolio, oltre ad incrementare le entrate del settore pubblico, fece aumentare la competizione tra le banche straniere per i prestiti al Messico. La politica della crescita economica trainata dalla spesa pubblica diede all’inizio buoni risultati, tra il 1978 e il 1981, il PIL aumentò ad una media annuale dell'8,4%, gli investimenti complessivi del 16,2% e l'occupazione urbana salì del 5,7% (Lustig 1992, pag. 20-22). Nel periodo 1978-80 però, il debito estero passò da 35,1 miliardi di dollari a 54,4 miliardi di dollari. Nel 1977 il barile di petrolio costava 13,34 dollari e nel 1980 il prezzo era salito a 30 dollari, che oramai il Messico considerava permanenti e, anzi, in continua crescita tali da autorizzare un aumento della spesa pubblica. Nel 1981 il disavanzo di bilancio raggiunse il 14,1% del PIL e le esportazioni di petrolio furono il 72% del totale delle esportazioni di beni e servizi (Lustig 1992, pag. 23). Nel 1981 il prezzo del petrolio crollò a causa della recessione mondiale, la via della crisi del debito del 1982 era aperta.

Anteprima della Tesi di Fabio Cremasco

Anteprima della tesi: Il crollo del peso messicano e cenni sulla crisi asiatica, Pagina 15

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Fabio Cremasco Contatta »

Composta da 304 pagine.

 

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