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Aspetti problematici della normativa costituzionale sullo stato di guerra

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7 a qualcosa che mai si sarebbe potuto anche solo pensare, almeno a quel tempo, di mettere in pratica. Fu proposto allora di fare riferimento alla formula contenuta nell' art. 1 del Patto Briand- Kellogg 5 ma l'espressione della guerra quale "strumento di politica nazionale", in tale articolo usata, fu considerata poco chiara e non sufficientemente determinata. Alla fine, si affermo' come detto il ripudio della guerra come "strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli" (locuzione che si adattava a comprendere molte possibili ipotesi quali la lesione dell'indipendenza politica o dell'integrita' territoriale di un altro Stato, l'imposizione di un regime o di una struttura di governo non desiderate e cosi' via e che, tra l'altro, comprendeva implicitamente anche le guerre di conquista delle quali non si era voluta fare esplicita menzione) e come "mezzo di risoluzione delle controversie internazionali", nell'ottica delle tendenze internazionalistiche della Costituzione (di cui si dira' piu' avanti). 6 Il testo dell'articolo richiamava cosi' quello corrispondente 5 Questo patto fu concluso nel 1928 tra Francia e Stati Uniti ed esteso, dopo un negoziato bilaterale, a Germania, Giappone, Gran Bretagna ed Italia. L'art. 1 di tale trattato recita: "Le parti contraenti, in nome dei loro rispettivi popoli, dichiarano solennemente di condannare il ricorso alla guerra per la soluzione delle controversie internazionali, e rinunciano ad essa quale strumento di politica nazionale nei loro rispettivi rapporti.". 6 Veniva dunque ad essere accantonata l'antica teoria del bellum iustum o "guerra giusta", secondo cui la legittimazione della guerra era costituita dal suo essere mezzo per un fine altamente desiderabile quale, tipicamente, il ripristino del diritto violato. In pratica, secondo questa teoria la guerra era ammissibile come procedura giudiziaria e come sanzione per punire un colpevole. N. Bobbio ha sottolineato come la presunta analogia tra guerra e sanzione sia peraltro estremamente superficiale, sia perche' il giudizio sulla natura della guerra viene dato dalle parti in causa e percio' essa e' sempre vista come giusta da entrambe le medesime, sia perche' la guerra, piu' spesso che fare vincere chi ha ragione come e' nella logica del diritto, finisce col dare ragione a chi vince. (Cfr. N. Bobbio, Il problema della guerra e le vie della pace, Bologna, 1984, pagg. 57 e segg.). La
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Informazioni tesi

  Autore: Paolo Ettore Della Bianca
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1993-94
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Lorenza Violini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

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