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L'indebolimento permanente di un senso o di un organo nelle lesioni personali

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Il Codice di San Marino distingueva la percossa senza vestigio, che non lascerà cioè né contusione, né perforamento, né lacerazione, né altra traccia esterna qualsiasi o commozione interna, dalla percossa o ferita semplice giudicata di nessun pericolo. Inoltre la ferita veniva ritenuta grave per gli accidenti, cioè giudicata pericolosa di vita, o di mutilazione, o di storpio, o di sfregio al viso, o di permanente debilitazione di un senso o di un organo, o delle facoltà mentali; o grave di sua natura, che addusse cioè effettivamente il paziente in prossimo pericolo di vita o da cui derivò al paziente mutilazione, o storpio, o sfregio al viso, o permanente debilitazione di un senso, o di un organo, o delle facoltà mentali. Infine, il Codice sardo italiano del 1859, all’art. 537, designava in generale le ferite, le percosse o simili offese volontarie contro le persone; le suddivideva a seconda che avessero caratteri di gravi, gravissime, leggere e leggerissime (art. 550). Includeva anche disposizioni nelle quali si prevedeva una diversa sanzione penale a seconda che la morte in seguito a ferite o percosse avesse a verificarsi prima o dopo i 40 giorni. Vari codici moderni distinguono la lesione dalla percossa (per esempio quello francese), ma nel nostro codice Zanardelli la distinzione non esisteva, poiché era ritenuto sufficiente, ai fini della la sussistenza del delitto di lesioni, la produzione di un danno nel corpo o nella salute o di una perturbazione di mente (art. 372), di modo che erano considerate lesioni lievissime quei fatti che oggi sono ritenuti percosse. Il Codice vigente ha introdotto la distinzione tra percosse (art. 581 3 ) e lesioni (art. 582 4 ), fondandola sull’assenza o presenza di malattia. A tal proposito, nella Relazione al Progetto definitivo, il guardasigilli scrive: 3 C.P., Art. 581, Percosse - Chiunque percuote taluno, se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a lire seicentomila. Tale disposizione non si applica quando la legge considera la violenza come elemento costitutivo o come circostanza aggravante di un altro reato. 4 C.P., Art. 582, Lesione personale - Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni. Se la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni e non concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste negli artt. 583 e 585, ad eccezione di quelle indicate nel n. 1 e nell'ultima parte dell'articolo 577, il delitto è punibile a querela della persona offesa (*).

Anteprima della Tesi di Gabriele Caputo

Anteprima della tesi: L'indebolimento permanente di un senso o di un organo nelle lesioni personali, Pagina 10

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Gabriele Caputo Contatta »

Composta da 231 pagine.

 

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