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La tutela penale della privacy

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Esiste infine una illustre dottrina, tra l’altro avallata dalla Corte di Cassazione con la sentenza del 20 aprile 1963 n. 990, 12 che afferma, sulla base dell’art.2 della Costituzione, l’esistenza di un unico diritto della personalità comprensivo della riservatezza. La teoria in questione muove innanzi tutto una critica nei riguardi dell’impostazione dottrinaria che vede il proliferare dei diritti della personalità ed ammette l’esistenza di distinti ed autonomi diritti soggettivi per ogni esigenza della persona (ad es.: il diritto al nome, il diritto all’onore, il diritto al segreto, il diritto all’immagine e così via.). L’obiezione mossa a tale orientamento è dovuta alla sua astratta permissività in merito all’esistenza di figure piuttosto bizzarre di diritti della 12 CASS. PEN., SEZ.I, 20 aprile 1963 n. 990, in Giust. civ, 1963, I, 2, pag. 1280: il Supremo Collegio, pur negando l’esistenza di un autonomo diritto alla riservatezza, ne garantisce comunque la tutela in «caso di violazione del diritto assoluto della personalità» quale «diritto alla libertà di autodeterminazione nello svolgimento della personalità dell’uomo come singolo». La Corte afferma che «… la personalità è il presupposto dei diritti ma anche che essa, oltre alla capacità, nel senso di attitudine astratta di avvalersene e di acquistarli, a seconda del loro oggetto, postula un diritto di concretizzazione, cioè un diritto di libertà di autodeterminazione nei limiti consentiti dall’ordinamento, il quale come diritto assoluto, astratto si distingue dal potere di autonomia inerente ai singoli concreti diritti e alle concrete manifestazioni. Con tale costruzione, sostenuta da autorevole dottrina, si rilevano inconsistenti oltre l’obiezione ora considerata di una identificazione della capacità giuridica con il diritto assoluto di personalità, anche le altre: quella dell’insussistenza dell’oggetto, perché l’oggetto del diritto consiste nella possibilità di manifestazioni nei limiti consentiti; quella della inconciliabilità che il soggetto sia anche l’oggetto, perché, delimitato l’oggetto nel senso indicato, non sussiste ostacolo a distinguere la persona, in quanto esiste dalla persona, in quanto ha e in quanto può agire; e quella della indeterminatezza del vincolo, perché determinato l’oggetto nella possibilità di manifestazioni concrete si ha corrispondentemente, in relazione ad esse, un divieto generale di non ingerenza. Il fondamento in diritto positivo di un diritto assoluto nel senso indicato può ravvisarsi nell’art. 2 Cost., il quale, …, ammette con ciò un diritto di libera autodeterminazione nello svolgimento della personalità nei limiti di solidarietà considerati. Tale diritto si distingue da quelli specifici ed inerisce in conseguenza del menzionato riconoscimento della personalità … un diritto alla riservatezza … non può, in mancanza di esplicita previsione, affermarsi né lo si può ritenere per analogia juris sulla base di singoli diritti di personalità, dato che singoli concreti aspetti non consentono di precisare un principio che giustifichi il riconoscimento e la efficacia propria di un autonomo diritto soggettivo ad una non precisata riservatezza. Ma deve ammettersi la tutela nel caso di violazione del diritto assoluto di personalità quale diritto erga omnes alla libertà di autodeterminazione nello svolgimento della personalità dell’uomo come singolo. Tale diritto è violato se si divulgano notizie della vita privata le quali, per tale loro natura, debbono ritenersi riservate, a meno che non sussista un consenso anche implicito della persona, desunta dall’attività in concreto svolta o, data la natura dell’attività medesima e del fatto divulgato, non sussiste un prevalente interesse pubblico di conoscenza, che va considerato con riguardo ai menzionati doveri di solidarietà inerenti alla posizione assunta dal soggetto …». Successivamente la Suprema Corte muta orientamento e in una delle sue massime afferma: «deve ritenersi esistente nel nostro ordinamento un generale diritto della persona alla riservatezza, inteso alla tutela di quelle informazioni e vicende strettamente personali e familiari nei quali, anche se verificatesi fuori dal domicilio domestico, non hanno per i terzi un interesse socialmente apprezzabile, contro le ingerenze che, sia pure compiute con mezzi leciti, la reputazione e il decoro, non siano giustificate da interessi pubblici preminenti»: CASS., 27 maggio 1975, in Giur it, 1976, I ,1, pag. 970.
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Informazioni tesi

  Autore: Domenico Ferraro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Placido Siracusano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

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