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La potestà statutaria: il caso Calabria

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12 2) per l’integrazione dell’elenco costituzionale delle cause di scioglimento anticipato del Consiglio contenute nell’articolo 126 Cost. e ritenuto tassativo proprio a tutela dell’autonomia regionale; 3) per invasione della competenza dello Statuto, la cui riserva in materia d’organizzazione interna della Regione doveva ritenersi assoluta. Il meccanismo adottato si rilevò quindi di non chiara applicazione e di problematica efficacia, soprattutto in virtù della limitazione al primo biennio dell’effetto suddetto definito da molti come «forma di governo di “mezza legislatura”» 25 . Gli esiti nella legislatura regionale 1995-2000 furono all’altezza delle aspettative, ma incompleti: i capilista vincenti furono tutti investiti della carica presidenziale. Tuttavia, soprattutto nelle regioni d’Italia a maggiore instabilità, alla scadenza del biennio protetto, nel 1997-98 ricominciò il balletto delle crisi, aggravato dall’incerto consolidamento del sistema dei partiti, specie nell’area di centro. Ciò riavviò la polemica sui c.d. ribaltoni 26 . La forza politica acquisita in ragione della legittimazione diretta da parte dei sindaci delle città (specie i capoluoghi di regione) provocava, a detta dei dirigenti politici regionali, un insopportabile squilibrio a danno della regione e degli interessi da essa rappresentati. Si propose, così, con forza l’esigenza di applicare anche alle Regioni la terapia dell’elezione diretta dei vertici di governo. 25 v. L. ELIA, Forme di governo, Milano, 1985. 26 Mutamento radicale dell’indirizzo politico prescelto dagli elettori reso possibile da modesti, ma decisivi spostamenti di collocazione di pochi consiglieri.

Anteprima della Tesi di Alessandro Peca

Anteprima della tesi: La potestà statutaria: il caso Calabria, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Alessandro Peca Contatta »

Composta da 235 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.