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Analisi storica e situazione attuale della presenza del lupo (canis lupus) in Val Susa (provincia di Torino)

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branchi stabili sono presenti in provincia di Cuneo (Boitani, 2003), e altri tre in provincia di Torino, oltre a individui solitari o in piccoli gruppi che sconfinano frequentemente in territorio francese (Avanzinelli et al. 2004), mentre segnalazioni attendibili e predazioni verificate indicano la presenza del lupo anche nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola (Boitani, 2003). Già nel 1996 la componente più settentrionale della popolazione italiana era presente con due lupi in val Ferret (CH). Il loro destino è sconosciuto ma, considerando l’espansione in Appennino e le condizioni ecologiche della catena alpina centrale e orientale, è ragionevole aspettarsi che i lupi ricolonizzino gradualmente tutte le Alpi, in tempi anche brevi. Questo permetterebbe inoltre il contatto con la residua popolazione di lupi sloveni (Ciucci e Boitani, 1998a). Una credenza, tanto diffusa quanto falsa, sostiene che il lupo si è propagato in Italia a causa di varie reintroduzioni, legali o clandestine. Va ribadito che né l’Europa né l’Italia hanno mai attuato piani simili: gli unici esperimenti in tal senso - tra l’altro ancora oggetto di studio e verifiche - sono stati realizzati in aree ristrette (Yellowstone, Idaho, North Carolina) del continente nordamericano (Phillips et al. 1995; Ciucci e Boitani, 1998a). Ampia conferma viene dai dati genetici: nel corso dei diversi progetti di monitoraggio che a partire dal 1994 hanno interessato la Regione Piemonte, 577 campioni sono stati sottoposti ad analisi, e tutti hanno confermato l’appartenenza dei lupi piemontesi alla popolazione di lupo italiana (Randi e Fabbri, 2001; Randi 2003). In particolare l’analisi delle frequenze alleliche dimostra la continuità delle popolazioni appenniniche e alpine, diverse da quelle slovacche e spagnole (Scandura et al. 2001; Randi, 2003), dalle quali sono state isolate geneticamente negli ultimi 18.000 anni (Lucchini et al. 2004). STATUS GIURIDICO Azioni di controllo del lupo caratterizzano tutti gli Stati europei fin dall’antichità. Gli editti, le battute organizzate, le ricompense in denaro per l’uccisione di lupi, iniziate nel Medioevo, terminarono soltanto nei primi anni del Novecento (in Italia nel 1971). Carlo Magno istituì tra 800 e 813 il corpo della “louveterie”, esistente tuttora oggi. Alla fine della I Guerra Mondiale a Bousson in Alta Val Susa operava ancora una squadra di cacciatori di lupi (Brunetti, 1984). Il primo testo legislativo italiano in materia di caccia e fauna selvatica risale al 1923. Seguirono poi il Testo Unico del 1931 e quello del 1939, n. 1016. Quest’ultimo venne modificato dal D.P.R. 987 del 1955 e poi sostituito dalla L. 799 del 2 agosto 1967. Tutti questi codici classificavano il lupo come “nocivo”, insieme a volpe, faina, puzzola, lontra, gatto selvatico e a tutti i rapaci diurni e notturni (art. 4). Potevano quindi essere uccisi indiscriminatamente e con qualsiasi mezzo (art. 25).
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Informazioni tesi

  Autore: Luca Giunti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze Naturali
  Relatore: Guido Badino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 144

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